Diverse associazioni romane (tra cui Nonna Roma e Spin Time Labs) impegnate sui temi dell’abitare e della tutela dei quartieri hanno presentato a Roma Capitale un pacchetto di otto proposte concrete per regolamentare gli affitti brevi a uso turistico, denunciando l’impatto crescente del fenomeno sull’offerta residenziale e sulla tenuta sociale di rioni e quartieri. La diffusione incontrollata degli affitti brevi - anche attraverso piattaforme come Airbnb - sta contribuendo all’aumento dei canoni, alla riduzione delle case disponibili per i residenti e all’espulsione progressiva di fasce sempre più ampie di popolazione dalla città.

L’iniziativa arriva mentre l’amministrazione capitolina ha già assunto l’impegno di adottare un Regolamento sugli affitti brevi. Un impegno che, secondo i promotori, deve ora tradursi in atti concreti: senza regole efficaci, avvertono, Roma rischia di perdere ulteriori pezzi del proprio tessuto abitativo e sociale. Il primo asse della proposta riguarda l’istituzione di un Registro delle locazioni brevi a uso turistico, che affianchi il sistema delle autorizzazioni e consenta la tracciabilità di ogni attività, comprese quelle cessate o revocate. L’obiettivo è rendere trasparente il fenomeno e fornire all’amministrazione strumenti aggiornati per il controllo e la pianificazione.

Uno dei punti centrali riguarda la definizione delle cosiddette “aree sature”. Nelle zone già caratterizzate da un’elevata concentrazione di affitti brevi, comprese quelle all’interno della “Città consolidata”, non sarebbe consentita l’apertura di nuove locazioni oltre quelle attive nel 2025. Gli indici di saturazione dovrebbero essere definiti sulla base delle analisi affidate dal Comune al Dipartimento Memotef dell’Università La Sapienza e mirare a un equilibrio tra residenti e posti letto turistici, includendo anche le strutture alberghiere. Le soglie dovrebbero inoltre tenere conto della vivibilità dei quartieri e dell’andamento dei canoni di locazione abitativa, con un confronto strutturato con le associazioni attive sul territorio.

Le associazioni chiedono un rafforzamento delle norme su aspetti come la quiete condominiale e pubblica e la gestione dei rifiuti, accompagnato da sanzioni chiare e da sistemi di segnalazione aggiuntivi rispetto a quelli già previsti dalla normativa nazionale, come l’esposizione del Codice identificativo nazionale (CIN). In caso di violazioni gravi o reiterate - dall’impiego di lavoro irregolare a irregolarità sostanziali - viene proposta la possibilità di sospendere l’autorizzazione fino alla sua revoca.

Un altro nodo riguarda l’effettività dei controlli. Le proposte prevedono verifiche permanenti, sia digitali sia sul campo, dotate di risorse adeguate. Parte dei fondi potrebbe provenire dalla tassa di soggiorno, con il coinvolgimento diretto dei Municipi, ai quali verrebbero affidate le attività di controllo per garantirne l’efficacia sui territori. Accanto ai limiti, il pacchetto include misure di incentivo. In particolare, viene suggerita l’introduzione di sgravi fiscali, come riduzioni dell’Imu, per i proprietari che scelgono di convertire un affitto breve in un contratto abitativo standard, soprattutto a canone concordato.

 

Il monitoraggio dell’impatto del Regolamento dovrebbe essere affidato all’Osservatorio della condizione abitativa (Oscar), previsto dal Piano strategico per l’abitare di Roma Capitale. L’Osservatorio avrebbe il compito di analizzare l’andamento degli affitti brevi, i livelli di saturazione nei diversi territori e l’efficacia delle misure adottate, con la possibilità di proporre correttivi. Al monitoraggio parteciperebbero anche i presidenti dei Municipi o loro delegati.

Infine, le associazioni chiedono l’introduzione di un meccanismo stabile di partecipazione sociale e civica, con consultazioni periodiche di comitati, associazioni e realtà territoriali attive sui temi dell’abitare, per una valutazione condivisa dell’attuazione del Regolamento. Per i promotori, il messaggio all’amministrazione capitolina è chiaro: senza un intervento regolatorio incisivo, Roma rischia di trasformarsi sempre più in una città orientata all’uso turistico, a scapito del diritto all’abitare e della vivibilità quotidiana. Le otto proposte vengono presentate come una base tecnica e politica per un Regolamento capace di riequilibrare il rapporto tra residenza e turismo e di arrestare l’emorragia abitativa che interessa ampie zone della capitale.