Esame nazionale per guide turistiche, promossi solo 230 candidati su oltre 29mila
Su istanza di alcuni candidati, l’agenzia Formez ha diffuso i numeri relativi all’esame nazionale di abilitazione per guide turistiche. Su 29228 domande di partecipazione, sono 12191 i candidati che hanno effettivamente sostenuto la prova scritta, e appena 230 quelli che sono riusciti a superarla. Solo 1 su 53 tra quelli che hanno scelto di sostenerla, addirittura 1 su 127 se si considerano gli iscritti totali. Percentuali sotto il 4% in tutte le sedi, da Torino (3,6%, 68 idonei) a Cagliari (0,6%, 2 idonei). Ne dà notizia, tra gli altri, “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali” , movimento che dal 2015 promuove una campagna sull’accesso alle professioni dei beni culturali e sulla valorizzazione dei titoli di studio del settore.
«I numeri parlano da soli - spiegano gli attivisti e le attiviste - Un programma vastissimo, un numero di siti da studiare inutilmente sterminato, domande assurde che hanno trasformato questo esame in una prova di nozionismo e memoria, per la quale era impossibile affidarsi alla sola preparazione per superarlo. Una miseria per la quale sono stati sperperati troppi soldi pubblici. Talmente tanti che forse ci vorrà non poco tempo per dare una nuova chance ai 29.000 rimasti esclusi». Il percorso per abilitazione alla professione di guida turistica è rimasto bloccato in Italia per più di 10 anni, dopo una sentenza del Consiglio di Stato. Poi, con l’emanazione della legge n. 190 del 2023, è stato introdotto un esame nazionale per l’abilitazione alla professione. Prima di questo provvedimento, attuato per assolvere gli impegni con l’Unione Europea legati ai fondi del PNRR, le abilitazioni erano state gestite dalle Regioni, in maniera spesso differente tra ente e ente.
L’esame era quindi molto atteso, ma già nella fase di avvicinamento alla prova scritta - che si è svolta a novembre - sono emerse le prime criticità: «Le materie di studio indicate nella legge erano originariamente sei: storia, storia dell’arte, geografia, archeologia, diritto del turismo e diritto dei beni culturali, ovviamente riferita al nostro Paese. Poi, con decreto ministeriale, lo scorso luglio gli argomenti d’esame sono cambiati - spiegano ancora gli attivisti - Passare al nuovo programma è stato profondamente demoralizzante: la commissione aveva, infatti, designato al posto delle succitate materie una serie di ben 537 siti culturali da conoscere in modo approfondito. Una scelta che ignora totalmente la realtà della professione, che è spesso necessariamente territoriale».
Si scrive e sostiene spesso che l’Italia «potrebbe e dovrebbe vivere di turismo» e la ministra competente, Daniela Santanché, aveva salutato l’esame come un «momento epocale» per il settore. I dati sulla prima prova - però - rivelano uno scenario quanto meno preoccupante. Al Corriere della Sera, il dicastero ha rivendicato la scelta di un esame «rigoroso», respingendo le critiche sull’eccessiva selettività. Ma operatori culturali e associazioni di categoria non ci stanno. Il comitato Guide future ha lanciato una petizione su Change.org per denunciare le criticità dell’esame. «Contrariamente a quanto dice Santanchè, i dati mostrano un fallimento dell’impianto del test e non dei candidati», ha detto la presidente Francesca Pannuti. Nel frattempo il caso è arrivato in Parlamento: il senatore M5S Marco Croatti ha chiesto chiarimenti al Governo.
«Il nostro Paese ha un bisogno viscerale di nuove guide turistiche, considerando che i colleghi già attivi sono molto spesso prossimi alla pensione e i tanti tesserini in disuso», spiegano ancora dal movimento “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”. Al momento in Italia ci sono infatti “solo” 14mila guide turistiche registrate: pochissime, certo, a confronto dei circa 130 milioni di arrivi turistici registrati nel 2024. C’è - infatti - anche il tema legato all’overtourism e alla necessità di decongestionare i flussi, promuovendo itinerari e territori alternativi e spesso poco valorizzati per alleggerire la pressione sulle grandi città. «Questa selezione non aiuterà - dicono gli attivisti - Poche migliaia di sopravvissuti, guide a-locali, non serviranno né a colmare il bisogno del mercato turistico, né a promuovere e valorizzare i territori secondari e il patrimonio culturale, né alla sostenibilità, né a favorire un miglioramento del mercato del lavoro nella cultura e nei beni culturali».
Un mercato del lavoro spesso fortemente condizionato da abusivismo e precariato: «Un'occasione persa per il settore turistico e un ulteriore torto alle tante persone che vorrebbero lavorare in questo ambito ma che non possono farlo oppure sono costrette a farlo abusivamente o sotto altre denominazioni - concludono gli operatori e operatrici culturali - Non è una giustificazione dell'abusivismo, ma una cruda constatazione».