Domenica 22 e lunedì 23 marzo si voterà sulla riforma costituzionale della giustizia, ma il Governo non ha - al momento -  previsto la possibilità di votare per le persone fuori sede. Una scelta che rischia di escludere dal voto milioni di cittadini che studiano o lavorano lontano dal Comune di residenza.

Il referendum riguarda, tra gli altri aspetti, la separazione delle carriere dei magistrati tra giudici e pubblici ministeri. La riforma, sostenuta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, è stata approvata nel corso dell’ultimo anno con quattro passaggi parlamentari, due alla Camera e due al Senato. Avendo ottenuto la maggioranza assoluta ma non quella dei due terzi dei componenti delle Camere, il testo dovrà essere sottoposto a referendum prima dell’entrata in vigore definitiva. Non è previsto alcun quorum: la riforma sarà approvata se i Sì supereranno i No, mentre in caso contrario l’attuale assetto resterà invariato.

Come già avvenuto in precedenti occasioni elettorali, l’assenza di una disciplina sul voto fuori sede rischia di limitare l’esercizio del diritto di voto per una parte significativa dell’elettorato. Una possibile soluzione strutturale esiste già: nel dicembre 2025 è stata depositata in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare sul voto fuori sede, promossa dalle associazioni The Good Lobby Italia e Rete Voto Fuorisede - insieme a Will Media e sostenuta anche da noi di VD News. Il testo, tuttavia, è attualmente fermo e spetta alla Commissione Affari Costituzionali del Senato avviare l’esame entro 30 giorni dall’annuncio in Commissione.

Per quanto riguarda il referendum di marzo, ci sarebbe anche una soluzione immediata. Sarebbe possibile introdurre una norma transitoria, sul modello di quanto già fatto per le elezioni europee e per i referendum abrogativi del 2025, per consentire il voto alle persone fuorisede in attesa di una legge definitiva.

Da qui l’appello al Parlamento a modificare il decreto sul referendum approvato dal governo, così da garantire l’esercizio del diritto di voto anche a chi si trova temporaneamente lontano dal proprio Comune di residenza. Nel frattempo, la raccolta firme promossa per chiedere l’indizione di un referendum sulla riforma costituzionale della giustizia ha superato la soglia delle 500mila firme. La scelta dell’esecutivo di procedere con la convocazione del referendum prima della conclusione della raccolta firme popolare ha suscitato critiche. Il comitato dei promotori ha presentato nei giorni scorsi un ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio per chiedere l’annullamento del decreto di convocazione del referendum e la sospensione dei suoi effetti fino alla decisione nel merito. Il 14 gennaio il TAR ha respinto l’istanza cautelare, fissando al 27 gennaio l’udienza per la decisione definitiva sul ricorso.