La paralisi della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai torna al centro del dibattito pubblico dopo il duro comunicato dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, letto sabato 10 gennaio 2026 nelle principali edizioni dei telegiornali e dei radiogiornali Rai. Un atto forte, che denuncia una situazione senza precedenti nella storia della Repubblica, resa ancora più allarmante dall’imminente referendum costituzionale sulla giustizia.

La Commissione di Vigilanza Rai è un organo parlamentare bicamerale con un ruolo centrale nel garantire il corretto funzionamento del servizio pubblico radiotelevisivo. Spetta a questo organismo vigilare sull’attività della Rai, verificarne il rispetto degli obblighi di servizio pubblico, tutelare la pluralità e l’imparzialità dell’informazione ed esercitare le funzioni di indirizzo e controllo previste dalla legge. Un presidio democratico essenziale che, tuttavia, da oltre un anno si trova in una situazione di stallo totale.

A denunciarlo è l’Usigrai, che nel comunicato afferma senza mezzi termini: «La Rai non può fare a meno della Vigilanza. Senza la Commissione parlamentare di indirizzo, bloccata da oltre un anno, la Rai di oggi non risponde correttamente al ruolo di Servizio pubblico a cui è chiamata». Il blocco della Commissione è il risultato di uno scontro politico tra maggioranza e opposizione. Il centrodestra insiste da mesi sulla nomina di Simona Agnes alla presidenza della Rai, una scelta che l’opposizione non condivide. Poiché il presidente della Rai deve essere eletto con una maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti della Commissione di Vigilanza, la candidata indicata dalla maggioranza non dispone dei numeri necessari. Da qui la paralisi: la maggioranza diserta le convocazioni, facendo sistematicamente mancare il numero legale e impedendo lo svolgimento dei lavori.

Secondo il sindacato dei giornalisti Rai, l’assenza di un effettivo controllo parlamentare produce conseguenze concrete e preoccupanti anche sul piano interno. «Anche nella gestione delle relazioni sindacali l'azienda utilizza in maniera arbitraria poteri di accreditamento che le norme non le concedono e tuttavia nulla accade, anche perché nessun organismo esercita quelle funzioni di vigilanza che la legge attribuisce al Parlamento», denuncia l’Usigrai.

In oltre un anno e mezzo di blocco, la Commissione si è riunita una sola volta, esclusivamente per l’audizione del giornalista Sigfrido Ranucci dopo l’attentato subito. Non sono mai state ascoltate figure chiave come l’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi, in carica dall’ottobre 2024. Una situazione che rischia di protrarsi fino alla fine della legislatura, proprio mentre il Paese si avvia verso una delicata campagna referendaria.

Negli ultimi mesi, non a caso, si è parlato sempre più spesso di una Rai definita “telemeloni”, sia per le nomine e la lottizzazione politica dei vertici, sia per lo scarso spazio riservato a temi sgraditi al governo. Un esempio emblematico è stato il referendum di giugno su lavoro e cittadinanza, ignorato a lungo dai palinsesti Rai, tanto da spingere l’Agcom a intervenire con un richiamo formale per la violazione della par condicio. Uno stallo della Vigilanza pesa già oggi e rischia di pesare ancora di più nei prossimi mesi, proprio nel garantire correttezza e pluralismo (anche) dell’informazione referendaria.

Sulla stessa linea dell’Usigrai è l’intervento della presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, che in un lungo post parla apertamente di una “violenza istituzionale”. «Non era mai successo nella storia della Repubblica che un organo di garanzia, nato con lo scopo di tutelare il diritto dei cittadini di essere informati, venisse imbavagliato dalla maggioranza di turno», scrive Floridia. Nel suo intervento sui social, la presidente ricostruisce un anno di tentativi falliti per sbloccare la situazione: «Ho provato con tutta me stessa a fare ripartire la Commissione, cercando il dialogo con la maggioranza, chiedendo l’intervento dei Presidenti di Camera e Senato, informando tutti gli organi di stampa, denunciando la violenza istituzionale che si stava, e si sta consumando. Ho infine informato il Presidente della Repubblica. In un anno non è accaduto nulla».

«Sta morendo un prezioso presidio democratico», continua Floridia. «Non saprete mai se la Rai, nel 2025, abbia rispettato il contratto che ha con i cittadini, come abbia speso i soldi del canone, non saprete nulla, pur essendo voi, tutti noi cittadini, gli editori del servizio pubblico». Nel suo comunicato, l’Usigrai esprime infine «forti preoccupazioni anche in relazione alla gestione dell'informazione in vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia», sottolineando come l’assenza della Vigilanza renda di fatto impossibile garantire un’informazione equilibrata, pluralista e conforme agli obblighi di legge in un momento cruciale per la vita democratica del Paese.