La legge della Toscana sul suicidio assistito è sostanzialmente legittima. Lo ha stabilito la Corte costituzionale, che ha respinto in larga parte il ricorso presentato dal governo contro la normativa regionale, pur dichiarando l’illegittimità di alcune disposizioni che dovranno essere modificate per consentire alla legge di restare in vigore.

La Consulta ha riconosciuto che la Regione Toscana poteva intervenire per disciplinare l’accesso al suicidio medicalmente assistito, colmando il vuoto lasciato dall’assenza di una legge nazionale. Si tratta della prima legge regionale sul tema e la decisione della Corte rappresenta un passaggio rilevante, perché afferma implicitamente che, entro determinati limiti, le regioni possono legiferare in materia, smentendo l’impostazione del governo che aveva sollevato un conflitto di competenze rivendicando l’esclusiva statale.

Nel dettaglio, la Corte costituzionale ha censurato alcuni articoli della legge toscana ritenendo che invadano ambiti riservati alla competenza nazionale. In particolare, è stato giudicato illegittimo l’articolo 2, che individua i requisiti per l’accesso al suicidio assistito facendo diretto riferimento a precedenti sentenze della Consulta. Secondo la Corte, le regioni non possono «cristallizzare nelle proprie disposizioni principi ordinamentali affermati da questa Corte», poiché tale compito spetta allo Stato.

Sono state inoltre contestate parti degli articoli 5 e 6, che fissano tempi molto stringenti per la verifica dei requisiti di accesso alla procedura. Tempistiche che, secondo i giudici costituzionali, rischiano di non consentire una valutazione adeguata delle alternative disponibili. Su questo punto, Filomena Gallo e Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni hanno parlato di rilievi di natura tecnica che «non escludono né il dovere del Servizio sanitario [nazionale] di rispondere alle richieste delle persone, né la necessità che le amministrazioni sanitarie operino comunque in tempi certi, ragionevoli e compatibili con la tutela della dignità e della salute dei pazienti».

In sintesi, la sentenza afferma che la Toscana era legittimata ad approvare una legge sul suicidio assistito, pur in assenza di una disciplina nazionale uniforme, ma dovrà adeguare le parti che eccedono le competenze regionali.

La legge era entrata in vigore l’11 febbraio ed era stata impugnata dal governo a maggio. La decisione della Consulta potrebbe ora avere effetti analoghi anche sulla legge approvata a settembre dalla Sardegna, che l’esecutivo aveva annunciato di voler contestare, e potrebbe spingere altre regioni a muoversi nella stessa direzione, alla luce dello stallo parlamentare.

In Italia il suicidio assistito è consentito sulla base di una sentenza della Corte costituzionale del 2019, ma manca ancora una legge del Parlamento che ne disciplini modalità, tempi e condizioni. Per questo alcune regioni hanno scelto di intervenire autonomamente, richiamando le proprie competenze in materia sanitaria.

Durante il periodo in cui la Consulta era chiamata a pronunciarsi, la legge toscana è rimasta in vigore. In questi mesi due persone hanno avuto accesso al suicidio assistito in Toscana: un uomo di 64 anni a Siena, a giugno, e un quarantenne a settembre. Il tribunale di Firenze aveva inoltre individuato una soluzione anche per “Libera”, nome di fantasia di una donna autorizzata alla procedura ma impossibilitata ad autosomministrarsi il farmaco letale perché paralizzata dal collo in giù.