La partita di calcio in carcere tra genitori e figli
Ieri nelle Case circondariali di Ragusa e Lodi si sono giocate le ultime “Partita con mamma e papà” del 2025. L’iniziativa è promossa dall’associazione Bambinisenzasbarre all’interno degli istituti penitenziari italiani e realizzata, dal 2015, in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
Agli incontri hanno preso parte decine di bambini accompagnati da un familiare e i padri detenuti. Un appuntamento pensato per offrire uno spazio di relazione e condivisione tra genitori e figli in un contesto eccezionale come quello carcerario.
L’evento rientra nella sessione invernale della “Partita con mamma e papà”, avviata dopo quella estiva dello scorso giugno. La realizzazione dell’iniziativa è resa possibile grazie alla rete nazionale di Bambinisenzasbarre e al contributo delle associazioni partner attive nei territori.
La “Partita con mamma e papà” consente ai figli e ai genitori detenuti di vivere un’esperienza dal forte valore simbolico e affettivo, con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema delle pari opportunità e dell’inclusione sociale dei minori, contrastando stigma e pregiudizi nei confronti dei figli di persone recluse. L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di attenzione e sostegno alla genitorialità negli istituti penitenziari.
Nata dieci anni fa nel carcere di San Vittore a Milano, la “Partita” si è progressivamente consolidata come parte integrante del percorso trattamentale dei genitori detenuti, configurandosi come strumento innovativo per il lavoro sulla genitorialità in carcere. L’evento ludico rappresenta infatti l’esito di un percorso preparatorio che comprende incontri, gruppi di parola e attività educative, coinvolgendo detenuti, figli, famiglie e personale penitenziario.
Nel tempo l’iniziativa ha acquisito una crescente rilevanza sociale e istituzionale. In Italia ha ottenuto il riconoscimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche della Famiglia – mentre a livello internazionale è sostenuta dalla rete europea COPE e dalla UEFA Foundation for Children. Le partite hanno visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del territorio e della società civile, contribuendo a rafforzare il legame tra carcere e comunità esterna.
In dieci anni di attività, la “Partita con mamma e papà” ha coinvolto oltre 26.500 bambini e familiari, con più di 580 eventi organizzati negli istituti penitenziari italiani. L’iniziativa si conferma oggi come uno degli appuntamenti centrali per la tutela del diritto alla continuità affettiva dei figli di genitori detenuti e per la promozione di una cultura inclusiva.
«La Partita con mamma e papà offre ai bambini l’opportunità di vivere momenti di normalità con il proprio genitore detenuto, contribuendo a mantenere un legame affettivo durante la reclusione», ha spiegato Floriana Battevi, vicepresidente di Bambinisenzasbarre, durante un’iniziativa nel carcere “Gozzini” di Firenze.
Le modalità dell’evento variano a seconda degli istituti: in estate a San Vittore si è svolto un mini torneo di calciobalilla con squadre composte da genitori e figli; a Bollate hanno partecipato anche due ex calciatori, Gabriel Paletta e Lucas Biglia, che al termine della partita hanno incontrato i bambini per foto e autografi.
«È uno degli strumenti più efficaci per perseguire la nostra missione: tutelare il diritto dei bambini a mantenere il rapporto con il genitore detenuto», si legge sulla pagina ufficiale dell’associazione. Emozioni che emergono anche dalle testimonianze raccolte durante gli eventi: «Papà, non mi divertivo così da tanto. È stato bellissimo», ha detto una bambina stringendo la mano del padre durante l’appuntamento nel carcere di Poggioreale, come riportato dal canale Facebook di Bambinisenzasbarre.
«È bellissimo. È una grande emozione. Perché avere un'affettività familiare stando in carcere è la cosa più complicata per noi detenuti», ha raccontato un padre nello stesso istituto. Al termine della partita, tra un gelato e il pranzo condiviso, ci sono sempre i saluti e l’attesa del prossimo incontro. «Possiamo giocare anche la prossima volta che torno?», ha chiesto un bambino al papà.