Decine di migliaia di giovani italiani lasciano il Paese ogni anno. Un flusso che, dopo il rallentamento imposto dalla pandemia, ha ripreso con maggiore intensità, fino a raggiungere livelli preoccupanti: nel 2023 gli espatri di cittadini italiani sono stati 114mila, saliti a 156mila nel 2024, a fronte di un numero di rientri nettamente inferiore. Il saldo migratorio giovanile resta così fortemente negativo e, accumulandosi nel tempo, equivale alla perdita di intere generazioni.

È questo il quadro delineato dal dossier “Parto o resto?”, realizzato dall’associazione L’Associata, laboratorio civico che riunisce giovani professionisti e studenti, che da anni lavora su lavoro, mobilità e opportunità per le nuove generazioni traducendo campagne e percorsi di ascolto in proposte di policy rivolte alle istituzioni.

Secondo l’analisi contenuta nel report, tra il 2011 e il 2023 il saldo migratorio netto degli italiani tra i 18 e i 34 anni è stato negativo per circa 377mila unità, risultato di oltre 550mila espatri a fronte di poco più di 170mila rientri. Nel solo biennio 2022-2023 gli under 35 che hanno lasciato l’Italia hanno superato le 100mila unità, mentre i rientri non hanno raggiunto quota 40mila. Un fenomeno che non riguarda più soltanto una parte ristretta della popolazione, ma investe laureati, ricercatori, medici, ingegneri, tecnici e diplomati, segnalando un malessere diffuso tra i giovani di ogni estrazione sociale.

La nuova ondata migratoria, sottolinea il dossier, è un fenomeno nazionale e generazionale: colpisce il Nord e il Sud del Paese, ma penalizza in modo particolare le aree già fragili. Nel Mezzogiorno, dal 2002 al 2024, la popolazione under 40 si è ridotta del 28 per cento, contro il 12 per cento del Centro-Nord, ampliando ulteriormente i divari territoriali. A questo si aggiunge un costo economico rilevante: secondo stime richiamate nel report, l’Italia avrebbe “regalato” all’estero oltre 100 miliardi di euro nell’ultimo decennio in sola spesa pubblica per l’istruzione di giovani poi emigrati, senza considerare la crescita mancata legata alla perdita di capitale umano qualificato.

Alla base delle partenze, emerge dal lavoro di analisi e dal sondaggio condotto dall’associazione su oltre 250 giovani, vi sono principalmente il divario salariale con gli altri Paesi europei, le prospettive di carriera più rapide e stabili all’estero, le migliori opportunità nel campo della ricerca e della formazione avanzata, oltre alla qualità dei servizi e della vita. Oltre il 40 per cento degli intervistati indica stipendi più elevati come prima motivazione dell’espatrio, mentre un quarto segnala migliori prospettive professionali. Un elemento rilevante è che una quota significativa parte pur essendo già occupata, segno che non è solo la mancanza di lavoro a spingere all’estero, ma la scarsa attrattività delle opportunità offerte in Italia.

Con l’iniziativa “Parto o resto?”, L’Associata ha cercato di spostare il dibattito dalla sola “fuga dei cervelli” alla necessità di trasformare la mobilità in circolazione dei talenti. Il dossier è il risultato di un tour di ascolto che ha toccato diverse città italiane e tre tappe europee – Bruxelles, Parigi e Londra – coinvolgendo studenti, ricercatori, professionisti, imprese e atenei, e si propone di offrire alle istituzioni un pacchetto di soluzioni considerate sostenibili e immediatamente cantierabili.

Le proposte avanzate sono tre. La prima prevede l’introduzione di un regime IRPEF agevolato al 5 per cento per i giovani under 35 assunti a tempo indeterminato con contratti collettivi nazionali, per i primi tre anni e fino a un imponibile di 40mila euro, con l’obiettivo di aumentare il netto in busta paga dei primi stipendi e incentivare la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. La seconda punta a portare gli investimenti in ricerca e sviluppo al 2 per cento del PIL entro il 2030, rafforzando borse di dottorato, contratti di ricerca e percorsi di carriera accademica, così da ridurre la spinta alla “fuga per la ricerca” e rendere il sistema più attrattivo anche per talenti dall’estero. La terza proposta riguarda l’istituzione di un’agenzia nazionale unica per il rientro e l’attrazione dei talenti, con uno sportello digitale dedicato e referenti territoriali, per semplificare e velocizzare le procedure amministrative per chi decide di tornare o trasferirsi in Italia.

Le tre misure, sottolinea l’associazione, sono complementari e mirano ad agire contemporaneamente sulla retention dei giovani, sul rafforzamento strutturale del sistema e sulla capacità di attrazione, con benefici attesi in termini di crescita, innovazione e coesione territoriale.

Una delle proposte elaborate da L’Associata è confluita in un emendamento unitario presentato dalle opposizioni alla legge di bilancio, a prima firma dei senatori del Partito democratico Cecilia D’Elia e Francesco Boccia, che prevede l’introduzione, a partire dal 1° gennaio 2026, di un’imposta sostitutiva del 5 per cento applicata ai redditi da lavoro dipendente fino a 40 mila euro per i giovani under 35 assunti con contratti a tempo indeterminato regolati da contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

L’agevolazione si applica anche ai giovani che rientrano in Italia dall’estero, a partire dal momento dell’acquisizione della residenza fiscale, ed è riconosciuta per un periodo massimo di 36 mesi, a fronte di una durata minima del contratto di 24 mesi. È inoltre prevista la possibilità di optare per il regime ordinario qualora risulti più favorevole, con il riconoscimento di un credito d’imposta pari alla differenza.

La misura è subordinata all’incremento dei livelli occupazionali da parte del datore di lavoro nei dodici mesi precedenti l’assunzione e non si applica nei casi di rapporti a tempo indeterminato già in essere con lo stesso datore nei dodici mesi precedenti. Il Ministero del Lavoro è chiamato a svolgere un monitoraggio annuale sull’utilizzo dell’agevolazione attraverso i dati Unilav.

Gli oneri stimati – pari a 420 milioni di euro nel 2026, 1,26 miliardi nel 2027 e 2,11 miliardi a decorrere dal 2028 – trovano copertura attraverso interventi di revisione e razionalizzazione della spesa pubblica, nonché tramite misure di contrasto all’evasione fiscale e la rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi, in coerenza con le disposizioni di copertura finanziaria previste dall’articolo 129 della manovra.