C'è una petizione per chiedere i dati sulla violenza di genere
La campagna Dati Bene Comune, insieme a D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza e Period Think Tank, ha lanciato la campagna e una petizione #dativiolenzadigenere per chiedere al Governo trasparenza sui dati sulla violenza maschile contro le donne e di genere.
A oggi i dati ufficiali sono infatti «parziali, di bassa qualità e difficilmente accessibili», come spiegano le organizzazioni che hanno lanciato la campagna. A inizio 2025 era stata presentata da Dati Bene Comune una richiesta alla Direzione Centrale della Polizia Criminale, in collaborazione con Period Think Tank. «Questo ha reso per la prima volta disponibili informazioni dettagliate e preziose, finora escluse dal dibattito pubblico, che permettono di analizzare la diffusione e le caratteristiche della violenza di genere, di comprenderne l’andamento nel tempo e di orientare politiche di prevenzione e contrasto più efficaci», spiegano.
Come ha spiegato la giornalista Donata Columbro in una puntata della sua newsletter: «I dati carismatici dovrebbero diventare il punto di partenza di un dibattito più ampio, non pietre da lanciarsi addosso». Il dato quindi dovrebbe portare a domandarsi: «Cos’hanno in comune gli ultimi femminicidi nel nostro paese? Cosa è andato storto? I soldi che investiamo danno i loro frutti o no?». «Rendere disponibili i dati significa garantire un servizio alla comunità e, allo stesso tempo, rispondere a un diritto fondamentale della cittadinanza», si legge nella lettera aperta indirizzata al Governo da Dati Bene Comune, insieme a D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, Period Think Tank e altre organizzazioni.
«Alla luce degli obblighi normativi nazionali ed europei richiamati, chiediamo al Governo di garantire fin da subito la pubblicazione regolare, completa e accessibile dei dati relativi alla violenza maschile contro le donne e alla violenza di genere, in conformità con quanto già previsto dalla legge». Si chiede inoltre di fornire documentazione che ne consentano l’interpretazione e il riutilizzo, così da permettere «di analizzare il fenomeno e contribuire all’elaborazione di politiche pubbliche più efficaci».