Il memorandum tra Italia e Libia «sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere» si è rinnovato. Il 2 ottobre è stato l’ultimo giorno in cui potevano essere apportate modifiche o disdirlo, prima della tacita conferma del prossimo 2 febbraio. Il memorandum è stato stipulato nel 2017, sotto il governo di centrosinistra Gentiloni, per rispondere alla logica europea dell’esternalizzazione dei confini. Una pratica che consiste nell’appaltare più o meno direttamente a Paesi terzi la gestione dei migranti.

Da quel momento si sono succeduti governi di ogni schieramento, ma nessuno di questi ha mai messo in dubbio il memorandum e la gestione dei migranti da parte della Libia. Solo nel 2019 era stato fatto un timido tentativo da parte del governo Conte per «migliorare il memorandum sul fronte dei diritti umani» nei centri di accoglienza dei migranti. Nei fatti non è cambiato niente. Eppure i rapporti sulle violenze della sedicente guardia libica e i respingimenti forzati abbondano, così come non mancano le testimonianze di torture e abusi di chi sopravvive ai lager libici.

Anche in questo caso il dibattito sul memorandum non è quasi esistito in parlamento e solo poche voci si sono alzate, alcune da sinistra, come quella del deputato del PD Matteo Orfini, mentre Avs ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea. Soltanto poche tra associazioni umanitarie e ong hanno provato, vanamente, a parlarne e a portare il tema del rinnovo dell’accordo anche nel dibattito pubblico. Tra coloro che tacciono ci sono però anche alcuni di quelli e quelle che si riempiono la bocca della parola “accoglienza” e “integrazione”. Ma quando si tratta di attaccare l'intera logica alla base del sistema di gestione dell’immigrazione, improvvisamente cala il silenzio. Non potranno però dire di non sapere, data la mole di inchieste giornalistiche e indagini che gettano dubbi sui metodi imposti dal memorandum. Nel Mediterraneo, ormai, l’unica legge che il mare conosce è quella della guardia costiera libica e tunisina. E non è la legge della compassione. Ma da destra a sinistra piace non farci troppo caso.