Nei giorni scorsi, il relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto alla casa, Balakrishnan Rajagopal, è arrivato al Quarticciolo, una delle aree più fragili della Capitale, per verificare di persona le condizioni abitative delle famiglie colpite dagli ultimi sfratti.

Rajagopal ha incontrato residenti e attivisti nella palestra popolare, ascoltando testimonianze di chi negli ultimi quindici giorni ha subito cinque sfratti senza alternative abitative. Una situazione drammatica che, come ha ricordato il relatore Onu, «viola il diritto internazionale: chiunque venga sfrattato e finisca sul divano di un familiare è a tutti gli effetti un senzatetto, e questo è illegale».

Il Quarticciolo è stato inserito dal governo nel piano di intervento del cosiddetto “modello Caivano”, insieme ad altre otto aree difficili del Paese. Un progetto da 180 milioni di euro in tre anni, che prevede un commissario straordinario, più forze dell’ordine e interventi di rigenerazione urbana. Ma mentre i fondi promessi tardano ad arrivare, il quartiere vive una vera e propria emergenza abitativa. Gli ultimi sfratti hanno spinto le famiglie a occupare simbolicamente la sede del municipio, mentre il governo ha fatto la sua “passerella” portando l’Esercito Italiano tra le strade del quartiere.

Un gesto che molti residenti e collettivi locali hanno giudicato come una mossa puramente simbolica e propagandistica, lontana dai bisogni reali delle persone. Il problema, infatti, non è l’assenza dello Stato – visto che le forze dell’ordine qui sono già massicciamente presenti – ma il suo modo di esserci: con operazioni di facciata e misure repressive che non risolvono le cause del disagio.

Anche il commissario straordinario Ciciliano, incaricato di seguire l’attuazione del piano, ha recentemente espresso dubbi sull’efficacia di un modello unico. «Spesso si parla di modello Caivano in maniera incongrua, perché di modello non c’è nulla – ha dichiarato –. Le periferie sono realtà estremamente diverse: un copia e incolla non è assolutamente proponibile, né sarebbe una strategia vincente». Parole che confermano ciò che da tempo denunciano associazioni e collettivi che operano sul territorio: interventi calati dall’alto, senza un vero dialogo con chi nei quartieri vive e lavora ogni giorno per migliorare le condizioni sociali.

Rajagopal ha annunciato che presenterà un rapporto ufficiale sulla situazione abitativa in Italia e metterà in contatto i propri uffici con lo sportello legale del Quarticciolo, che presenterà ricorsi formali alle Nazioni Unite contro gli sfratti già eseguiti e quelli imminenti.