«La meta finale resta Gaza»
La Freedom Flotilla non si ferma. Le barche della missione umanitaria più grande mai organizzata per rompere il blocco israeliano sulla Striscia, consegnare aiuti umanitari ai palestinesi e aprire un corridoio umanitario sono ripartite ieri da Creta per l’ultimo tratto di navigazione. Gli attivisti italiani hanno respinto le proposte delle autorità italiane: il Governo e il Capo dello Stato Mattarella avevano chiesto di scaricare gli aiuti a Cipro o in altri Stati vicini, accettando la mediazione del Patriarca dei latini di Gerusalemme.
L’appello del Governo e del Presidente della Repubblica è stato raccolto anche da parte delle opposizioni, ma è stato respinto dalla delegazione italiana della Flotilla. «Non possiamo accettare questa proposta perché - ha spiegato Maria Elena Delia, portavoce della delegazione italiana - arriva per evitare che le nostre barche navighino in acque internazionali con il rischio di essere attaccati. La questione degli aiuti - sottolinea - è importantissima. Noi siamo pronti a valutare delle mediazioni, ma non cambiando rotta perché significa ammettere che si lascia operare un governo in modo illegale senza poter fare nulla». Maria Elena Delia è rientrata in Italia per trattare con le autorità: insieme a lei si sono fermati altri 9 attivisti.
La Flotilla è quindi ripartita ieri, 28 settembre, per l’ultimo tratto di navigazione. «Siamo a poco più di 400 miglia da Gaza, questo vuol dire che entro giovedì supereremo i punti di intercettazione della Madleen e della Handala», spiega l’attivista italiano Tony Lapiccirella da una delle barche. La tensione resta altissima. Le prossime 48 ore rischiano di essere decisive: gli israeliani, si apprende da diverse fonti riportate da Repubblica, sarebbero determinati a chiudere la partita entro mercoledì, quando si celebra lo Yom Kippur. Stefano Bertoldi, comandante della Zefiro, una delle barche della Flotilla costrette a interrompere il viaggio a causa dei danni subiti dai droni, si mostra preoccupato: «La Flotilla è in questo momento a rischio. Il prossimo attacco, se verrà fatto, e purtroppo i miei segnali mi dicono che verrà fatto, sarà micidiale. È molto probabile che questa volta ci siano gravi feriti ed eventualmente delle morti». Bertoldi lancia un appello: «Scendiamo in piazza. Mi raccomando impegniamoci, ci sono cari amici a bordo delle navi e vogliamo che le loro vite siano salvaguardate. È l’ora del popolo, è l’ora delle persone». Il sindacato Si Cobas ha indetto un nuovo sciopero generale per Gaza il 3 ottobre, mentre sabato 4 ci sarà un corteo nazionale a Roma. Diverse piazze in Italia sono state invece trasformate in presidi permanenti per tenere alta l'attenzione sulla Flotilla e sul genocidio in corso.
La scorsa settimana Spagna e Italia avevano annunciato l’invio di navi militari per proteggere la missione. Il ministro della Difesa Crosetto ha mostrato la sua preoccupazione, specificando che «non possiamo garantire sicurezza alla Global Sumud Flotilla se entrano in acque israeliane. Né noi né qualsiasi altro Paese al mondo». Nel frattempo, nelle scorse ore è arrivato un importante sviluppo sul caso dell'attacco coi droni avvenuto ai danni della Flotilla in un porto tunisino. Un giudice istruttore dell'Unità Giudiziaria Antiterrorismo ha emesso un ordine di custodia cautelare in carcere per un cittadino straniero.