AGGIORNAMENTO: Nella serata del 26 settembre la Seasalvia è in realtà arrivata al porto di Taranto, dove ha effettuato il rifornimento per poi ripartire - scortata da Guardia di Finanza e Capitaneria - verso Said, in Egitto. Continua nel frattempo la mobilitazione degli attivisti, che hanno convocato un’assemblea pubblica per martedì 30 settembre. 

La petroliera Seasalvia, attesa al porto di Taranto per caricare 30mila tonnellate di greggio destinate all’aviazione militare israeliana, non attraccherà. A bloccarne l’ingresso è stata la mobilitazione di portuali e cittadini. L’annuncio è arrivato nella serata di ieri dall’Unione Sindacale di Base (Usb), al termine del presidio organizzato davanti all’ingresso del porto mercantile insieme a Cobas, Movimento Taranto per la Palestina, Giustizia per Taranto e Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.

«Fermare la nave significa fermare la logistica di guerra che alimenta il massacro del popolo palestinese», hanno dichiarato i promotori della manifestazione, che ha visto la partecipazione di decine di cittadini e attivisti.

Secondo quanto riferito dall’Usb, è stato il comandante della Capitaneria di porto a comunicare ai manifestanti la revoca delle autorizzazioni all’attracco, decisione presa unilateralmente da Eni, responsabile del pontile e delle operazioni di carico. La nave, noleggiata da Shell, si trova ora al largo tra Taranto e Gallipoli, in attesa di nuove disposizioni. «Resta incerta la nuova destinazione della nave e il timore che possa completare la missione altrove», si legge in una nota sindacale.

La protesta di Taranto si inserisce in una rete più ampia di mobilitazioni contro i traffici bellici che hanno già coinvolto i portuali di Genova, Livorno e Ravenna. «Sarà fondamentale mantenere alta l’attenzione a Taranto e in tutti gli snodi logistici del Paese», sottolinea l’Usb, ricordando anche lo sciopero generale del 22 settembre scorso.

Al termine del presidio, un corteo ha raggiunto Palazzo di Città, ribadendo l’impegno dei lavoratori e delle realtà sociali locali a impedire, con azioni di boicottaggio, la prosecuzione delle operazioni logistiche legate al conflitto. «Blocchiamo tutto è l’impegno che abbiamo preso. Anche Taranto ieri ha fatto la sua parte», conclude la nota dell’Usb.

Intanto, la Global Sumud Flotilla si prepara a percorrere l’ultimo tratto di navigazione verso Gaza. Gli attivisti hanno respinto la proposta del governo italiano di scaricare gli aiuti a Cipro o in un altro Stato. I legali della missione hanno diffidato l’esecutivo, chiedendo protezione per i cittadini italiani a bordo, il riconoscimento della Flotilla come missione umanitaria e pacifica, e la condanna di qualsiasi interferenza o attacco.