Il carcere di Pavia distribuirà preservativi ai detenuti
La direttrice del carcere di Pavia Stefania Mussio ha dato il via libera alla distribuzione di preservativi ai detenuti con l’obiettivo di prevenire la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili. L’iniziativa è iniziata a febbraio, con l’acquisto di 720 condom, ma la notizia è stata diffusa solo ora dopo le critiche dei sindacati della polizia penitenziaria e del Dap, l’organo del Ministero dell’Interno preposto alle carceri. Il Dap ritiene che la distribuzione possa essere un rischio per l’ordine e il controllo dei detenuti. Inoltre, i profilattici «potrebbero essere impiegati per occultare sostanze stupefacenti, anche tramite ingestione, eludendo così i normali controlli». I sindacati poi vedono nell’iniziativa «il fallimento complessivo del sistema carceri», poiché ammette l’esistenza di «rapporti promiscui» tra i detenuti.
Il tema del sesso nelle carceri è ancora poco discusso. Anche se non è vietato spesso avviene senza consenso o come strumento per ottenere determinati favori. La distribuzione di preservativi vuole limitare i problemi sanitari, individuali e collettivi, relativi a queste modalità di rapporto. Le critiche della polizia penitenziaria si devono al fatto che, nonostante agisca per «motivi terapeutici», la stessa esistenza dell’iniziativa rende nota l’esistenza di questa realtà spesso sottaciuta. Come spiega il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella, «il sesso in carcere è trattato come se fosse un tabù. Ignorare che fa parte della vita ordinaria delle persone significa essere omertosi e ciechi. In una comunità monosessuata è importante prevenire forme di sessualità forzata e violenta, così come è importante prevenire malattie che possano derivare da rapporti non protetti».
L’anno scorso la Corte Costituzionale con un’importante sentenza ha riconosiuto il diritto alla sessualità in carcere. Nello specifico è stata ritenuta illegittima la parte dell’articolo 18 dell’ordinamento penitenziario in cui si disponeva l’obbligo del controllo a vista durante i colloqui. Da allora ci sono state sperimentazioni in alcune carceri per permettere ai detenuti di avere dei colloqui privati con le proprie compagne, a Parma e Terni.