Due camion carichi di container contenenti esplosivi, probabilmente munizioni di fabbricazione ceca, sono stati fermati giovedì scorso al porto di Ravenna. I mezzi non sono stati fatti accedere al terminal Sapir, dove li attendeva una nave della compagnia israeliana Zim diretta a Haifa. La decisione è stata presa da Comune, Provincia e Regione Emilia-Romagna, azionisti della società portuale Sapir e della controllata Terminal Container Ravenna (Tcr), chiamate a gestire l’imbarco.

Il carico, classificato come 1-B-4, era stato segnalato già martedì da alcuni portuali quando i camion si trovavano ancora al confine con l’Austria. «Sono sempre più necessarie e urgenti prese di posizione chiare e nette da parte del governo italiano. Non si può continuare a far finta di non vedere e non sapere che contribuire al massacro di Gaza è disumano», ha dichiarato il sindaco della città, Alessandro Barattoni. 

Sapir e Tcr hanno accolto la richiesta e vietato l’accesso ai carichi. Nella serata i camion hanno lasciato il porto senza scaricare i container, destinazione ignota. La vicenda arriva dopo la manifestazione “Fuori Israele dal porto di Ravenna”, organizzata dalla campagna Bds (Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni). Oltre un migliaio di persone hanno sfilato in corteo dalla Darsena fino all’Autorità portuale, con l’adesione di una sessantina di associazioni e comitati. «Nei porti civili ad uso commerciale non debbano transitare armi, né i lavoratori debbano essere coinvolti, anche indirettamente, in quello che oggi è un vero e proprio genocidio a Gaza», ha affermato Axel Viroli del Comitato Autonomo Portuale di Ravenna.

La legge 185/90 vieta l’esportazione e il transito di armi verso Paesi in conflitto o responsabili di violazioni dei diritti umani. Secondo gli attivisti e diversi esperti, le norme sarebbero state più volte aggirate. Il 30 giugno scorso, ad esempio, il Manifesto aveva raccontato di un carico partito da Ravenna alla volta di Israele senza autorizzazione Uama, l’ufficio del ministero degli Esteri che si occupa dei trasferimenti di materiale bellico. Episodi analoghi si sarebbero verificati in altri porti italiani ed europei.