Ieri il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato una legge regionale sul fine vita con 32 voti favorevoli, 19 contrari e un’astenuto. È la seconda Regione, dopo la Toscana, ad approvare una norma che garantisce tempi certi e procedure chiare per accedere al suicidio medicalmente assistito.  In Italia un vuoto normativo lascia le persone che vogliono accedere a tale pratica in un limbo. Oggi si può accedere alla morte assistita solamente tramite un tortuoso iter giudiziario, appellandosi alla sentenza della Corte Costituzionale del 2019 sul caso dj Fabo. Una legge per regolamentare la pratica a livello nazionale invece non c’è. La Corte stessa ha chiesto esplicitamente al Parlamento di legiferare in merito, ma dopo 6 anni stiamo ancora aspettando.

La maggioranza di destra che guida il Paese è contraria alle pratiche legate al fine vita, ma al posto di esprimere la sua visione attraverso una legge, preferisce non prendere iniziativa. Il risultato è che oggi chi sceglie di intraprendere la strada del suicidio assistito sa di averne diritto, ma nella pratica deve affrontare un iter complesso e non regolamentato a norma di legge. E così il diritto viene indebolito. Negli ultimi tempi alcuni amministratori di centrosinistra hanno provato ad aggirare lo stallo con leggi regionali per tutelare il fine vita. La prima Regione è stata la Toscana, che a febbraio ha approvato una norma che attua la sentenza della Corte Costituzionale. Il testo definisce tempi e procedure certe per il Sistema sanitario regionale, che deve occuparsi dei malati terminali che ne fanno richiesta e rientrano nei requisiti. Il Governo però si è subito messo di mezzo: a maggio ha impugnato la legge regionale davanti alla Corte Costituzionale. L’esecutivo ritiene che spetti al Parlamento esprimersi, in quanto la materia secondo Palazzo Chigi sarebbe di competenza esclusiva dello Stato. In realtà la stessa legge toscana prevede già all’articolo 2 che la validità della norma duri «fino all’entrata in vigore della disciplina statale». Ma questo non ha evitato che lo scontro politico finisse in tribunale.

In attesa di una decisione della Corte la legge resta comunque in vigore e già due persone hanno potuto accedere al suicidio assistito in Toscana seguendo la norma regionale. Nel frattempo si è aggiunta la Sardegna, ma il Governo sarebbe già pronto a fare ricorso. Il Capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio sardo, Paolo Truzzu, avverte che la norma è «un provvedimento inutile, che esula dalle competenze del Consiglio e quindi rischia di essere cassato dalla Corte costituzionale. Una legge applicabile in pochi casi e che finirà per creare solo illusioni tra i cittadini». Non resta che aspettare l’ennesima sentenza.