L’istruzione è riconosciuta come un diritto fondamentale dall’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani e dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Eppure, per migliaia di bambini palestinesi, questo diritto rimane oggi negato o sospeso a tempo indefinito, a causa di scelte politiche, occupazione militare e bombardamenti che hanno trasformato le scuole da spazi di apprendimento in simboli di privazione e vulnerabilità.

Il 1° settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico, circa 600 bambini palestinesi di Gerusalemme Est non hanno potuto varcare la soglia di alcuna classe. Sei scuole gestite dall’UNRWA – l’agenzia delle Nazioni Unite che dal 1949 assicura servizi essenziali ai rifugiati palestinesi – sono rimaste chiuse, dopo che nell’ottobre 2024 il governo israeliano ha approvato una legge che vieta all’agenzia di operare nel territorio che Israele considera sotto la propria sovranità.

La decisione, formalizzata già lo scorso aprile con la chiusura forzata degli edifici scolastici da parte della polizia, ha privato centinaia di studenti di un’istruzione accessibile. Molti attivisti denunciano che questa misura non sia soltanto amministrativa, ma faccia parte di un disegno volto a imporre il curriculum israeliano e a cancellare la memoria collettiva palestinese.

Se a Gerusalemme Est il problema è la chiusura forzata delle scuole, a Gaza la situazione è ancor più drammatica. Per il terzo anno consecutivo, le lezioni non sono riprese: il 97% degli edifici scolastici risulta danneggiato o distrutto, e molti di quelli ancora in piedi vengono utilizzati come rifugi di emergenza per sfollati.

Secondo l’UNRWA, dall’ottobre 2023 le scuole hanno cessato di essere luoghi sicuri, diventando bersagli di attacchi militari. Human Rights Watch ha documentato bombardamenti israeliani contro istituti che ospitavano civili, spesso senza prove della presenza di obiettivi militari, in violazione del diritto internazionale umanitario.

Nel suo messaggio per l’avvio dell’anno scolastico, il Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, ha denunciato con forza la condizione dei bambini palestinesi: «Ancora una volta i nostri bambini di Gaza sono privati del diritto all’istruzione. Le loro aule sono chiuse, le loro scuole distrutte». Ha aggiunto che questa privazione non riguarda soltanto l’aspetto didattico, ma tocca la sfera più intima dell’infanzia negata. Nel suo appello, ha implorato che «la pace prevalga presto, affinché possano tornare sui banchi e reclamare la loro infanzia».

In Palestina il diritto all’alfabetizzazione viene negato ogni giorno dalle politiche e dalle azioni di Israele. A Gerusalemme Est le scuole dell’UNRWA sono state chiuse con la forza, mentre a Gaza la quasi totalità degli edifici scolastici è stata distrutta o resa inagibile dai bombardamenti.

Decine di migliaia di bambini crescono senza aule, senza quaderni, senza uno spazio sicuro dove imparare e incontrarsi. È un’ingiustizia che non riguarda soltanto loro: chiama in causa anche la comunità internazionale, che non può voltarsi – per l’ennesima volta – dall’altra parte. Non si tratta solo di un danno materiale: significa spezzare il futuro di intere comunità.