«Se Israele blocca la Global Sumud Flotilla, bloccheremo le strade e le università»
Un’ondata di solidarietà attraversa l’Italia, da Napoli a Roma, da Pisa a Genova, in sostegno alla Global Sumud Flotilla, la missione internazionale che tenterà di forzare il blocco navale imposto da Israele alla Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari.
A Napoli, il Collettivo Autonomo Universitario (CAU) ha lanciato un video che ha fatto il giro dei social: “Se bloccano gli attivisti della Flotilla, bloccheremo le università”. Un messaggio chiaro, che lega il destino degli studenti italiani a quello delle imbarcazioni partite da Genova e dirette a Gaza. Lo stesso spirito anima le mobilitazioni a Roma, Pisa e Genova, dove i portuali hanno già annunciato la disponibilità a bloccare i traffici commerciali in caso di attacco o sequestro da parte di Tel Aviv.
Nella capitale, gli studenti di Cambiare Rotta e i liceali di OSA hanno sfilato con lo slogan “Se bloccano la Flotilla, blocchiamo le scuole e le università”. Un corteo che, passando dall’Ufficio scolastico regionale al rettorato della Sapienza, ha chiesto che le istituzioni accademiche rompano ogni rapporto con Israele e prendano una posizione netta a favore della popolazione palestinese.
A Pisa, centinaia di manifestanti hanno sfilato nei giorni scorsi per le vie del centro, per poi bloccare i binari della stazione con uno striscione inequivocabile: “Se Israele blocca la Sumud Flotilla blocchiamo l’Europa”. L’Università di Pisa ha dichiarato il proprio appoggio ufficiale alla missione, dimostrando che la solidarietà con Gaza non è confinata ai movimenti sociali, ma attraversa anche le istituzioni accademiche.
Se Roma e Pisa hanno visto protagonisti studenti e manifestanti, è a Genova e Venezia che la solidarietà assume un carattere strategico. I portuali hanno promesso di fermare il traffico commerciale nel caso in cui la Flotilla fosse aggredita. Alla fiaccolata di Genova, che ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone, il camallo Riccardo Rudino è stato chiaro: “Se perdiamo contatto con le nostre barche, blocchiamo tutta l’Europa. Da qui non uscirà più nemmeno un chiodo per Israele”.
L’ondata di mobilitazioni nasce in risposta alle minacce del ministro israeliano della Sicurezza, Itamar Ben-Gvir, che ha annunciato di voler trattare gli attivisti come “terroristi”. Parole gravissime, che mettono a rischio la vita di centinaia di persone, tra cui quattro parlamentari ed europarlamentari italiani, e che configurano un atto di intimidazione internazionale.
La reazione della premier Giorgia Meloni è apparsa timida e contraddittoria. Pur promettendo tutele per i cittadini italiani a bordo, la presidente del Consiglio ha invitato a servirsi dei “canali umanitari già attivi”, come l’iniziativa Food for Gaza, anziché sostenere apertamente la missione. Un atteggiamento che, lungi dal respingere le minacce israeliane, ha mostrato l’incapacità del governo italiano di assumere una posizione autonoma e coraggiosa. Anche la comunità internazionale, fino a oggi, si è limitata a generiche dichiarazioni di preoccupazione, lasciando che sia la società civile a colmare il vuoto politico.
La Global Sumud Flotilla, con le sue 40-50 imbarcazioni partite da Genova, Barcellona, Tunisi e Catania, rappresenta non solo un gesto concreto di solidarietà con Gaza, ma anche un punto di svolta politico. Centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo stanno seguendo e sostenendo la missione, dimostrando che la pressione dal basso può avere un impatto più forte delle diplomazie paralizzate.
La voce che si alza dalle piazze italiane è univoca: “Se bloccano la Flotilla, blocchiamo tutto”. Una promessa di resistenza civile che unisce studenti, portuali, lavoratori e movimenti sociali, e che segna un confine chiaro tra chi sta con la giustizia e chi continua a nascondersi dietro doppi standard e silenzi compiacenti.