Emergency si unisce alla Global Sumud Flotilla
Emergency ha annunciato la partecipazione alla Global Sumud Flotilla con la nave Life Support, unendosi a decine di imbarcazioni partite da tutto il mondo per rompere il blocco navale di Gaza e portare aiuti umanitari. «Quando un governo blocca gli aiuti umanitari, commettendo un crimine di guerra, le persone hanno il diritto e il dovere di agire direttamente in modo non violento», si legge nel comunicato.
La missione, che coinvolge attivisti di 44 Paesi, è già nel mirino delle autorità israeliane. Il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha reso chiara la linea: le navi verranno sequestrate e gli attivisti considerati “terroristi”, con la prospettiva di essere rinchiusi a tempo indefinito nelle prigioni di massima sicurezza. «Non permetteremo a chi sostiene il terrorismo di vivere nell’agiatezza», ha dichiarato Ben-Gvir.
Tra i volontari ci sono anche diversi italiani, alcuni già partiti da Genova, altri in partenza dalla Sicilia. Persone che, consapevoli dei rischi, hanno scelto di mettersi in prima linea per denunciare un genocidio e portare aiuti a chi da quasi due anni vive sotto assedio.
Dal governo Meloni e dalla comunità internazionale, però, non arriva nessuna parola. Nessuna solidarietà, nessuna tutela per i propri cittadini minacciati apertamente dal governo israeliano, ma soltanto slogan come quello ripetuto al Meeting di Rimini, “salvare i bambini di Gaza”, tradotti in pochissimi posti letto ospedalieri.
«Ciò che accade a Gaza è inaccettabile», denuncia Emergency, ricordando che mezzo milione di persone vive in insicurezza alimentare catastrofica e che l’ONU ha già dichiarato lo stato di carestia.
Il contrasto è evidente: da una parte cittadini che si assumono rischi enormi per difendere i diritti umani e denunciare un genocidio; dall’altra governi che, pur proclamando sovranità e orgoglio nazionale, voltano lo sguardo altrove.