«Un aereo da Malpensa carico di armi era pronto per raggiungere Tel Aviv»
Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 agosto dall’aeroporto di Milano Malpensa sarebbe dovuto decollare il volo X6610 della compagnia Challenge Air Cargo, diretto a Karmiel, in Israele. Secondo diverse segnalazioni, a bordo era previsto un carico militare destinato alla Elbit Systems, azienda israeliana del settore della difesa.
La notizia, riportata da più fonti e rilanciata dall’Unione Sindacale di Base (USB), riferisce che il volo, previsto a mezzanotte, è stato cancellato. L’annullamento, tuttavia, non avrebbe fermato il trasferimento: alcuni attivisti sostengono che il materiale sia partito via terra già venerdì 22 agosto alle 23.00, diretto a Liegi, in Belgio, per poi proseguire verso Israele.
«Questa segnalazione – scrive l’USB – è l’ennesima prova che l’Italia continua a rifornire l’esercito israeliano. Le dichiarazioni dei ministri del governo Meloni sull’interruzione del sostegno militare al governo di Netanyahu si rivelano prive di fondamento».
Un’analisi dell’Istituto Iriad – Archivio Disarmo, basata su dati Sipri, Istat e sulla Relazione governativa sull’export, conferma che anche nel 2024 e nei primi mesi del 2025 l’Italia ha continuato a fornire sistemi d’arma e tecnologie militari a Tel Aviv. Nonostante le smentite ufficiali, risultano esportazioni di componenti per “navigazione aerea e spaziale” per oltre 34 milioni di euro: aeromobili, droni, radar e altri equipaggiamenti bellici, ovvero proprio quei materiali che il governo aveva dichiarato di non voler inviare in Israele.
La cancellazione del volo da Malpensa solleva quindi interrogativi ancora senza risposta: il trasferimento del carico via terra è stato effettivamente confermato? E qual è la reale portata delle forniture italiane a Israele in questa fase del conflitto?