«Il Taser è uno strumento di tortura legalizzato: va bloccato»
Un uomo di 47 anni, di origini albanesi, è morto domenica pomeriggio a Sant’Olcese, nell’entroterra genovese, dopo essere stato colpito con il taser dai carabinieri. L’episodio è avvenuto meno di 24 ore dopo il decesso di un 57enne a Olbia in circostanze analoghe.
Secondo le prime ricostruzioni, i militari erano intervenuti in via Mattei 4, nella frazione Manesseno, dopo le segnalazioni dei vicini che avevano sentito urla e rumori provenire dall’appartamento dell’uomo. «Abbiamo chiamato il 112 perché ci ha minacciato. Prima avevamo chiamato il 118 ma lui ha minacciato anche i sanitari», hanno raccontato i residenti.
Il 47enne, apparso in forte stato di agitazione, ha dato in escandescenze sulle scale della palazzina, minacciando e aggredendo il personale del 118. All’arrivo dei carabinieri, un primo colpo di taser ha raggiunto di striscio sia l’uomo sia un militare, senza effetto. Un secondo tentativo, sparato da un altro carabiniere, lo ha invece colpito. I sanitari, richiamati sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. La pm Paola Calleri ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo i due carabinieri.
A Olbia, sabato notte, era morto Gianpaolo Demartis, 57 anni, in seguito all’uso della pistola elettrica da parte dei militari. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine e in stato di alterazione, si era introdotto in due abitazioni e aveva aggredito i passanti. Durante l’intervento aveva colpito un carabiniere al volto, prima di essere fermato con il taser. Poco dopo il cuore aveva cessato di battere durante il trasporto in ospedale. Anche in questo caso la procura - pm Alessandro Bosco - ha aperto un fascicolo per omicidio colposo nei confronti dei due carabinieri.
Non è la prima volta che l’uso del taser si conclude in modo drammatico. Nel giugno scorso a Pescara un trentenne era morto dopo un fermo della Polizia, ma gli accertamenti avevano escluso un nesso diretto con l’arma, individuando un trauma toracico come causa del decesso. Altri due casi si erano registrati tra il 2023 e il 2024.
Dal 2007 le Nazioni Unite classificano i taser come strumenti di tortura. Anche Amnesty International, in diverse inchieste, ha denunciato un uso improprio dell’arma da parte delle forze dell’ordine, soprattutto contro migranti e manifestanti, con conseguenze che in alcuni casi hanno provocato gravi lesioni, come ustioni, e persino la morte.
Il taser è una pistola elettrica a impulsi, progettata per immobilizzare temporaneamente un soggetto attraverso una scarica ad alta tensione e bassa intensità. L’arma, ideata come alternativa non letale alle armi da fuoco, è stata introdotta in Italia in fase sperimentale nel 2018 e successivamente distribuita a diverse forze di polizia e carabinieri. Ad oggi, secondo i dati del Viminale, circa 5 mila dispositivi sono in dotazione.
Gli episodi di Olbia e Genova hanno riacceso lo scontro politico. «È evidente che esiste un problema con questo strumento che va intanto bloccato. Si dia seguito alla denuncia della Garante dei detenuti della Sardegna Irene Testa, che giustamente parla di "strumento di tortura legalizzato”», ha dichiarato Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs in commissione Affari costituzionali.
Opposta la posizione del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni (Lega): «Io difendo il taser perché si è dimostrato uno strumento efficace e fondamentale di deterrenza e sicurezza anche per gli operatori di polizia per evitare l’uso di armi ben più aggressive. Dopo la sperimentazione partita nel 2018 ha superato tutti i protocolli, anche quelli sanitari, e puntiamo ad implementarne l’uso. Ad oggi sono circa 5 mila quelli affidati alle forze dell’ordine». Molteni ha aggiunto: «Non bisogna criminalizzare il taser così come le forze dell’ordine. Spetterà all’autorità giudiziaria accertare cosa sia successo in questi due episodi. Ovviamente esprimo la massima vicinanza ai familiari delle vittime così come ai carabinieri di Olbia e Genova».
La società Axon, produttrice del dispositivo, ha precisato in una nota che «ad oggi non esistono evidenze scientifiche che dimostrino una correlazione diretta di causa-effetto tra l’utilizzo del Taser e il decesso dei soggetti colpiti. I dispositivi sono progettati per ridurre i rischi sia per gli operatori delle forze dell’ordine sia per i cittadini, offrendo un’alternativa non letale all’uso delle armi da fuoco».