Un passo storico verso l’uguaglianza nei diritti genitoriali. Con la sentenza n. 115 depositata il 22 luglio 2025, la Corte costituzionale ha sancito il diritto anche della madre intenzionale, all’interno di una coppia composta da due donne, a beneficiare del congedo retribuito al 100% e obbligatorio di dieci giorni – finora riservato esclusivamente ai padri biologici o adottivi nelle coppie eterosessuali (il cosiddetto “congedo di paternità”). 

La Corte ha dichiarato incostituzionale l’articolo 27-bis del decreto legislativo 151/2001, nella parte in cui escludeva da questo diritto le lavoratrici che ricoprono il ruolo di madre intenzionale. Ne consegue che l’Inps e i datori di lavoro non potranno più negare il congedo, purché entrambe le donne siano registrate come genitori nei registri dello stato civile. È fondamentale precisare che la pronuncia riguarda il congedo di paternità, una misura di dieci giorni prevista per assicurare la presenza del secondo genitore nei primi momenti di vita del bambino. Non si tratta dunque del congedo di maternità, che ha una durata di cinque mesi e resta riservato alla madre biologica. La Corte ha riconosciuto che anche la madre intenzionale ha diritto a questo breve ma cruciale periodo di astensione dal lavoro, al pari di quanto già previsto per i padri. 

La decisione arriva a seguito di un ricorso promosso da Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+, con il supporto della Cgil Nazionale, in relazione a un caso concreto. Dopo che il Tribunale di Bergamo e, successivamente, la Corte d’Appello di Brescia avevano accolto il ricorso, l’Inps aveva impugnato la decisione, portando la questione all’attenzione della Corte costituzionale. La Consulta ha ribadito che l’orientamento sessuale non incide sulla capacità di esercitare la responsabilità genitoriale, e che anche una coppia formata da due madri condivide pienamente la titolarità giuridica del progetto di genitorialità, al pari di una coppia eterosessuale. Negare il congedo alla madre intenzionale, dunque, costituisce una discriminazione ingiustificata. 

Fino a oggi, il portale informatico dell’Inps impediva l’inoltro della domanda da parte della madre intenzionale, bloccando l’inserimento di due genitori dello stesso sesso. Un ostacolo tecnico che ha comportato un’esclusione sistematica da questo diritto. Ora l’Istituto dovrà aggiornare il sistema per adeguarsi alla sentenza e garantire pieno accesso alle prestazioni genitoriali a tutte le coppie legalmente riconosciute.  Con questa pronuncia, l’Italia compie un importante passo verso il riconoscimento della pluralità dei modelli familiari, in linea con i principi fondamentali del diritto europeo e internazionale in materia di tutela dell’infanzia e di non discriminazione. Da oggi, la legge riconosce che ogni bambino ha diritto alla cura e alla presenza di entrambi i genitori, indipendentemente dal sesso o dall’orientamento sessuale. E afferma, con chiarezza, che i diritti – soprattutto quelli dei più piccoli – non possono essere condizionati da mere questioni anagrafiche.