In Sardegna si potrà accedere all’aborto farmacologico - quello praticato con i farmaci - nei consultori e, in via sperimentale, anche a casa. La regione ha scelto infatti di recepire le linee di indirizzo nazionali sull’interruzione di gravidanza approvate nel 2020, che hanno introdotto alcuni importanti cambiamenti sull’accesso all’aborto con l’assunzione di due farmaci a 48 ore di distanza l’uno dall’altro. I due farmaci sono il mifepristone, cioè la pillola abortiva RU486, e il misoprostolo e sarà possibile somministrarli fino alla nona settimana e non più alla settima.

La Sardegna è la seconda regione dopo l’Emilia-Romagna a consentire la somministrazione negli ambulatori e nei consultori autorizzati e collegati a una struttura ospedaliera, senza alcun costo per le pazienti e ad avviare anche una sperimentazione che ne permette l’assunzione a casa.

Secondo l’ultima relazione del ministero della Salute sull’attuazione della legge 194, risalente al 2022, in Sardegna c’è il 61,5 %di medici obiettori, una percentuale più alta della media nazionale.
Come riporta Domani, Per Non una di Meno Nord Sardegna la direzione intrapresa che favorisce «una maggiore libertà di autodeterminazione, riducendo l’invasività delle pratiche e generando benefici anche sul piano della sanità pubblica, va accolta con favore».

Come spiega l'associazione Laiga, Libera associazione italiana ginecologi per applicazione legge 194, «In Italia l’aborto farmacologico, viene ancora fatto in regime ambulatoriale e spesso comprende un ricovero di due giorni. In sostanza, per assumere due medicinali, una procedura che l’OMS definisce gestibile in telemedicina, le donne sono obbligate a rimanere in ospedale per ben tre giorni». Si tratterebbe di una pratica «altamente inappropriata», si legge ancora sul sito.