Minacce a Saviano e Capacchione: confermate in appello le condanne per Bidognetti e il suo legale
La Corte d’Appello di Roma ha confermato le condanne nei confronti del boss dei Casalesi Francesco Bidognetti e del suo avvocato Michele Santonastaso, riconosciuti colpevoli di minacce aggravate dal metodo mafioso ai danni dello scrittore Roberto Saviano e della giornalista Rosaria Capacchione. La pena è di un anno e sei mesi per Bidognetti, già detenuto in regime di 41 bis dal 1993, e di un anno e due mesi per Santonastaso.
I fatti risalgono al 13 marzo 2008, durante il processo d'appello “Spartacus” a Napoli contro i vertici del clan dei Casalesi. In quell’occasione, Santonastaso lesse in aula un documento, nell’ambito di una richiesta di ricusazione della Corte, in cui venivano citati il libro Gomorra e gli articoli di Capacchione pubblicati su Il Mattino, accusando i due giornalisti di influenzare il giudizio della Corte. Secondo la Direzione distrettuale antimafia, si trattò di una vera e propria minaccia rivolta agli autori delle inchieste sul clan.
Il procedimento è approdato a Roma dopo che, nel 2016, la Cassazione ha annullato la sentenza d’appello di Napoli, disponendo il trasferimento per competenza territoriale. Nel 2021 era arrivata la sentenza di primo grado. Oggi, 17 anni dopo i fatti, la condanna in Appello.
«Mi hanno rubato la vita», ha dichiarato Saviano all’uscita dall’aula, visibilmente commosso, dopo aver abbracciato il suo legale Antonio Nobile. In aula è scattato un applauso al momento della lettura della sentenza. «Sedici anni di processo non sono una vittoria per nessuno – ha commentato – ma oggi abbiamo una conferma: la camorra teme l’informazione».
Saviano vive sotto scorta dal 2006, dopo le minacce ricevute in seguito alla pubblicazione del suo libro Gomorra. Il processo ha visto costituite come parti civili la Federazione nazionale della stampa italiana e l’Ordine dei giornalisti.