Mentre il 26enne Andrea Cavallari, evaso giovedì scorso dal carcere della Dozza di Bologna, risulta ancora irrintracciabile – e mentre il carcere minorile Beccaria si dota anche di un imam, l'Ordine degli Avvocati di Milano lancia la campagna “Aria d'Umanità”: un’iniziativa solidale nata per risolvere almeno uno dei problemi delle strutture penitenziarie: i sistemi di ventilazione, inadeguati nelle celle sovraffollate soprattutto durante i mesi estivi.

Il progetto prevede la donazione di ventilatori agli istituti milanesi e l'avvio di una campagna di sensibilizzazione rivolta a imprese, associazioni e cittadini, per promuovere l'attenzione verso chi vive situazioni di fragilità. «Come avvocati, non possiamo voltare lo sguardo» ha commentato Antonino La Lumia, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano: «abbiamo scelto una professione che impone di stare dalla parte dei diritti, anche – e soprattutto – quando quei diritti sembrano scomodi o dimenticati».

E «non si tratta solo di donare ventilatori», ha aggiunto Beatrice Saldarini, Coordinatrice della Commissione Carcere dell'Ordine degli Avvocati di Milano», ma di riaffermare un principio fondamentale: la tutela dei diritti non si ferma davanti alle sbarre. Anche da qui passa la credibilità di uno Stato di diritto». “Aria d'Umanità” vuole ribadire infatti che anche tra le mura di un carcere restano fondamentali il diritto all'aria, alla salute e alla dignità.

Le carceri italiane in questo momento ospitano circa 15mila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare – carceri, «anche minorili, dove la gente è costretta a dormire per terra» ha raccontato il presidente dell'Associazione Antigone, Patrizio Gonnella, a Francesca Milano, durante la rassegna stampa “Seietrenta”; «situazioni drammatiche dove le persone vivono nella muffa per 20, 22 ore al giorno senza nessuna opportunità di risocializzazione o reinserimento, dove la dignità è negata e dove la tensione è altissima. E allora di fronte a questo bisogna intervenire per ridurre il numero dei detenuti».