Dopo i portuali di Genova e Marsiglia, ora anche i lavoratori degli aeroporti si ribellano all’invio di armi. Il 25 giugno è partita la campagna nazionale di USB contro il carico, scarico e trasporto di armamenti e materiale bellico.
«Una campagna che vede in via di lancio anche la questione dell'obiezione di coscienza a sostegno dei lavoratori in sciopero nonché del mondo di ricerca, scuola e università interessate da rapporti con il sistema militare-industriale», scrive il sindacato di base in una nota.

La prima protesta è stata un successo. Un presidio con un centinaio di lavoratori ha bloccato un volo in partenza dall'aeroporto di Brescia Montichiari. Avrebbe dovuto trasportare una partita di missili in direzione Doha, come si apprende. Gli addetti, provenienti da varie parti della Lombardia, hanno manifestato davanti allo scalo bresciano e hanno indetto una conferenza stampa. La sera prima avevano annunciato uno sciopero, poi revocato dopo che è stata diffusa la notizia della cancellazione del volo.

Era da mesi che i delegati sindacali denunciavano l’invio di materiale bellico. Luca Pistoia dell’esecutivo dell’USB in Lombardia spiega che «i missili che passano da Montichiari vanno ad alimentare conflitti in tutto il mondo, in special modo in Medio Oriente». Secondo il sindacato i lavoratori in ambito civile non dovrebbero essere coinvolti nella gestione di materiale bellico, sia per motivi di sicurezza che di libertà di coscienza. Per questo motivo, i lavoratori erano pronti a scioperare proprio nelle stesse ore in cui, in Olanda, i capi di stato dei Paesi NATO approvavano l'aumento delle spese militari fino al 5% del PIL.

L’iniziativa dà il via a «uno dei fronti più caldi di scontro dei prossimi mesi, nei quali non è certo difficile prevedere l'aumento del traffico di armamenti e materiale bellico, della sua progettazione e produzione in Italia e in tutta l'area del Mediterraneo». «Sappiamo che sarà lunga e niente affatto semplice», scrive il sindacato. Ma la protesta di Brescia è «incoraggiante» per gli addetti che lottano. Vogliono dare «dignità al mondo del lavoro di non essere spettatore inerme di fronte allo scenario di guerra in cui ci stanno trascinando i “grandi” del nostro pianeta».

La politica, intanto, fa da sponda alla campagna. A Brescia erano presenti diversi esponenti di forze locali del campo largo e volti del movimento pacifista. E ora il senatore Tino Magni di Alleanza Verdi e Sinistra presenterà un’interrogazione parlamentare per chiarire l’effettivo uso dell’aeroporto a fini militari.