Botte, razzismo e droga “sparita”: svelata la chat degli agenti picchiatori di Genova
Una nuova inchiesta, dopo il caso che ha portato alle dimissioni dell’ex Presidente regionale Giovanni Toti (che ha patteggiato), scuote Genova. 15 agenti della polizia locale risultano indagati, a vario titolo, per una lunga serie di gravi capi di accusa: lesioni aggravate, peculato, falso, abuso dei poteri e dei doveri inerenti alla pubblica funzione.
Secondo quanto sostiene la pm Sabrina Monteverde, avrebbero fatto «un uso spregiudicato della violenza, anche con lo sfollagente e ponevano in essere condotte minacciose e gravemente offensive di persone che vivono ai margini della società». Negli episodi di pestaggio citati nell’inchiesta si parla soprattutto di vittime straniere, raggiunte da botte, offese razziste, minacce e intimazioni a lasciare l’Italia.
Picchiavano duro. Poi nei verbali riferivano che gli arrestati facevano resistenza a pubblico ufficiale, e che le ferite fossero dovute ad atti di autolesionismo. Tra loro risulterebbe anche un minorenne. Le vittime hanno riportato lesioni con prognosi di 3, 5 e 21 giorni. Nella chat in cui, secondo quanto ricostruito, condividevano e si vantavano delle violenze, gli agenti “scherzavano” tra di loro. Del medico – a quanto pare con background migratorio – che aveva visitato in ospedale un ragazzo dolorante ai testicoli dicevano: «è più razzista di noi». E poi: «Questo si è rotto i coglioni».
Gli episodi contestati sono vari e fanno emergere un quadro inquietante di assoluta spregiudicatezza e senso di impunità. Secondo quanto riportato dall’ANSA, le accuse di peculato riguardano due episodi. Nel primo, gli agenti avrebbero preso 1.200 euro da un appartamento occupato abusivamente e da loro sgomberato. Tanto l’inquilino «non può provarlo», dicevano. Lui stesso qualche giorno dopo si era recato al Commissariato di Sestri Ponente per denunciare l’accaduto. Ma gli viene consigliato di lasciare perdere «per via del fatto che mi sarei messo contro un sacco di persone non avendo le prove», dice.
Il secondo episodio invece riguarda il sequestro di piccole quantità di sostanze stupefacenti (0,26 grammi di cannabis) che non erano state verbalizzate e quindi potevano essere usate nelle perquisizioni, per “incastrare” i fermati. In più, nel corso delle perquisizioni, dentro gli armadietti di alcuni indagati sono stati trovati manganelli non in dotazione.
Portare alla luce questo quadro è stato possibile solo grazie all’impegno di due colleghe degli agenti inquisiti, che hanno deciso di denunciare l’esistenza della chat in Procura. Il comandante della Polizia Locale, Gianluca Giurato, e l’ex assessore alla Sicurezza, Sergio Gambino, a cui si erano in precedenza rivolte le due, non erano intervenuti. Pare invece che abbiano, al contrario, minimizzato le gravi accuse sull’operato dei colleghi.
Dopo che si è mossa la Procura, il 17 giugno la neosindaca Salis ha subito annunciato un piano di riorganizzazione della Polizia Locale. «Pretendiamo che venga fatta chiarezza, lo dobbiamo alla città e alla parte di polizia locale estranea a queste dinamiche», ha detto. L’obiettivo è fare una cernita e permettere alla parte considerata non compromessa degli agenti di ristabilire una gestione che segni «un cambio di passo con un approccio diverso da quello repressivo alla sicurezza che, come possiamo vedere, non funziona». Intanto, si attende. L'assessore alla sicurezza del Comune di Genova, Arianna Viscogliosi, ha detto che al momento il comandante Giurato formalmente non è sospeso né sono stati presi provvedimenti in merito.
Succede tutto a pochi giorni dall’insediamento della nuova giunta cittadina, e non è un caso. In campagna elettorale Silvia Salis (csx) si era dovuta difendere dagli attacchi dell’opposizione che le contestava il ruolo in un incidente avvenuto un anno prima. La notizia era stata pubblicata dal giornale La Verità a pochi giorni dalle elezioni, destando non pochi sospetti sul fatto che si trattasse in realtà di un’operazione orchestrata per dirottare l’esito del voto.
Alla fine Salis ha vinto e la Procura ora indaga per rivelazione d’atti d’ufficio due nomi legati al filone di inchiesta di cui sopra (per il quale non risultano indagati): il capo della polizia locale Giurato e l’ex assessore Gambino. Entrambi avrebbero fornito a La Verità il verbale dell’incidente, modificando particolari rilevanti (come il colore del semaforo, che era verde quando è accaduto il fatto) per macchiare l’immagine della candidata. Gambino si è in seguito dimesso dal suo partito, Fratelli d’Italia, ma non dal seggio di Consigliere Comunale. Su di lui pendono ulteriori accuse, poiché avrebbe favorito un sistema consolidato di scambi di favori, soldi e utilità personali in cambio di appalti pubblici e atti contrari ai doveri d’ufficio.
Come abbiamo visto, questi filoni di inchiesta si focalizzano in generale sulla gestione securitaria del territorio per mano della polizia locale, e i suoi intrecci con la politica. Proprio gli interventi per la sicurezza hanno caratterizzato il lavoro delle amministrazioni di centrodestra, inaugurato con la storica vittoria del manager Marco Bucci, che nel 2017 ha espugnato la città da sempre rossa e ora amministra la Regione Liguria.
Un corpo, quello della polizia locale, che «da queste inchieste sembrerebbe essere stato considerato da una parte della politica quasi come un esercito privato», riassumono Antonio Paolacci e Paola Ronco sul Manifesto.