Il Governo vuole rendere più difficile scegliere di morire
Il centrodestra porterà a luglio in Parlamento una legge sul fine vita che non contemplerà il suicidio assistito ma le cure palliative. Come ha spiegato Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio dei ministri: «Una legge va fatta rispettando i dettami della Corte e ricordando bene che non esiste il suicidio assistito» perché «noi siamo per le cure palliative».
Le cure palliative sono trattamenti medici e assistenziali destinati a persone con malattie inguaribili, in fase avanzata o terminale. Il loro scopo non è guarire, ma alleviare il dolore, sia per il paziente sia per la sua famiglia. Includono gestione del dolore, supporto psicologico, assistenza spirituale e accompagnamento dignitoso fino alla morte. Se approvato, quindi, il disegno di legge prevederà l’aumento di questo tipo di cure per i malati terminali.
Una scelta che piace alla Cei – la Conferenza Episcopale Italiana – secondo la quale in questo modo si dà «dignità al malato». «Se si parte da qui si parte bene», ha commentato il vicepresidente, monsignor Francesco Savino. Intanto in Toscana c’è stato il primo caso di suicidio medicalmente assistito dopo l'approvazione a febbraio della legge regionale su tempi e modalità del fine vita, impugnata poi dal Governo. «Il 17 maggio, in provincia di Siena, Daniele Pieroni, scrittore, ha potuto scegliere con lucidità e serenità di porre fine alla propria vita grazie alla sentenza 242/19 della Consulta e alla legge toscana», spiega l’associazione Luca Coscioni.
L'uomo, sessantenne, era affetto dal 2008 dal morbo di Parkinson e, per «una grave disfagia, era costretto a vivere con la Peg in funzione per 21 ore al giorno». «È il primo caso di morte volontaria assistita avvenuto nella Regione da quando la legge è entrata in vigore, a conferma della sua piena applicabilità in virtù di giudicato costituzionale, nonostante l'impugnazione da parte del Governo», spiega l'associazione, che la scorsa settimana ha depositato in Cassazione una proposta di legge per legalizzare «tutte le scelte di fine vita, inclusa l’eutanasia attiva». Saranno necessarie almeno 50.000 firme per poter poi presentare la proposta in Parlamento.