La mobilitazione congiunta dei portuali marsigliesi e genovesi ha portato al boicottaggio dei carichi di armi per Israele. Il 5 giugno, al porto di Fos-sur-Mer di Marsiglia, i lavoratori si sono rifiutati di caricare circa 14 tonnellate di nastri per mitragliatrici su una nave della compagnia israeliana Zim. La nave era attesa il giorno dopo a Genova, per uno scalo. Lì il Collettivo autonomo dei lavoratori portuali (Calp) e Usb avevano organizzato un presidio di protesta, poi spostato a sabato mattina per via della riprogrammazione del viaggio dovuta al blocco francese.

La nave dovrebbe a questo punto fare scalo nel porto ligure, in teoria senza armi. I portuali genovesi saranno lì per verificare che effettivamente non ci sia materiale bellico. In una nota USB scrive che «a Genova, la nave farà scalo sabato mattina per un rifornimento tecnico. I portuali francesi ci hanno comunque chiesto di sorvegliarla per assicurarci che sia effettivamente vuota». Il sindacato ribadisce «con forza che non vogliamo essere complici del genocidio a Gaza e che ci opponiamo fermamente a tutte le guerre». E rivendica la lotta, che non è iniziata ora: «Il lavoro portato avanti in questi anni dai portuali genovesi, ai quali si sono poi aggiunti greci, marocchini e oggi i francesi, dimostra che il coordinamento sta dando risultati concreti».

Alla USB fanno eco le parole del Calp, riportate dalla stampa locale: «Un successo della lotta dei portuali che si traduce con un aiuto concreto per il popolo palestinese. Come portuali siamo sempre stati in prima linea per impedire questi traffici. Dal 2019 portiamo avanti questa battaglia e negli anni si è creato un coordinamento internazionale dei portuali che coinvolge diverse altre città del Mediterraneo. Oggi una vittoria, ma la battaglia prosegue». In Francia, la mobilitazione dei portuali è stata sostenuta dalla CGT, Confédération générale du travail, uno dei più importanti sindacati francesi.