Ci saranno pene più severe per chi maltratta gli animali, in linea con la rotta intrapresa dal Governo sull’inasprimento delle punizioni. Chi uccide un animale rischia il carcere da 6 mesi fino a 4 anni e una multa fino a 60 mila euro. Pene più severe anche in caso di maltrattamento: si rischia fino a 2 anni di reclusione e non sono più previste sanzioni pecuniarie alternative.

La vera novità però è che d’ora in poi gli animali diventano soggetti, grazie a una legge approvata in Senato che sembra tentare di dare avvio anche a un cambiamento culturale nel rapporto fra noi e gli altri animali.

Tra le modifiche ai Codici Penale e di Procedura Penale c'è infatti quella che specifica come l'obiettivo sia quello di «tutelare direttamente gli animali» e non più il «sentimento per gli animali» da parte degli esseri umani. Gli animali vengono così messi al centro delle tutele giuridiche, riconoscendo i loro diritti in modo indipendente dal nostro modo di percepirli.

Solo pochi giorni fa, però, la riforma — voluta dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida — della legge 157 del 1992 che tutela la fauna e regola l’attività venatoria in Italia, ha dimostrato come per il Governo esistano animali meno animali di altri.

L’estensione della possibilità per i cacciatori di catturare uccelli per usarli come richiami vivi, cioè come esche per attirare gli animali da cacciare, non è una forma di maltrattamento? Parlare di tutela diretta degli animali sembrerebbe quindi in contrasto con la logica alla base della riforma della caccia, che lascia spazio anche al bracconaggio.

Del resto, dovrebbe far pensare il fatto che la prima firmataria della legge contro la violenza sugli animali sia Michela Vittoria Brambilla, che — secondo un’inchiesta della giornalista Giulia Innocenzi su Reportavrebbe avuto interessi economici nel commercio di salmoni e gamberetti attraverso una società a lei riconducibile, nonostante avesse sempre dichiarato di seguire un'alimentazione vegana.

Dichiarare gli animali soggetti — come riconosciuto anche dalla scienza — è un passo importante, ma rischia di non avere ricadute concrete nelle nostre vite e in quelle degli altri animali, a meno di intraprendere politiche meno contraddittorie. Ma soprattutto, sarebbe importante metterci in ascolto degli altri animali, che non sono qui per servirci, e che sono dotati di soggettività e desideri propri, da cui possiamo imparare molto.