«Giustizia per Mario Paciolla: non fu suicidio»
Mario Paciolla aveva 33 anni quando fu trovato senza vita nella sua casa di San Vicente del Caguán, in Colombia, il 15 luglio 2020. Le autorità locali parlarono subito di suicidio, ma amici e familiari non hanno mai creduto a questa versione. Il cooperante ONU era impegnato nel monitoraggio dell’attuazione degli accordi di pace tra FARC e governo colombiano, con particolare attenzione al reinserimento degli ex guerriglieri.
Oggi, due nuove inchieste – firmate da Antonella Napoli per L’Espresso e Antonio Musella per Fanpage – fanno emergere elementi che mettono seriamente in dubbio la tesi ufficiale del suicidio.
Dalle rivelazioni dell’ex colonnello dell’esercito colombiano S.H., oggi rifugiato in Europa, raccolte da L’Espresso, emerge un contesto inquietante: parte della missione ONU in Colombia avrebbe coperto crimini commessi dalle forze armate, inclusi i cosiddetti “falsi positivi” – civili giustiziati e fatti passare per guerriglieri. Un ex funzionario ONU ha riferito inoltre che i rapporti ufficiali avrebbero omesso dati chiave e ignorato le denunce di gravi violazioni dei diritti umani.
L’inchiesta di Fanpage, presentata durante un evento pubblico a Napoli, ricostruisce i giorni precedenti alla morte di Mario: le sue paure, le pressioni crescenti e le stranezze nel comportamento di alcuni colleghi ONU. Il cooperante era scosso dopo una riunione del 9 luglio, in cui si parlò dell’uccisione sospetta di un leader locale, alla presenza anche dell’UNODC, agenzia ONU anti-narcotraffico. Nei giorni seguenti cercò invano di lasciare la Colombia. Poco dopo fu trovato morto.
Tanti i punti oscuri: l’intervento anomalo del funzionario ONU Christian Thompson sulla scena del crimine, la sparizione di oggetti chiave, la ripulitura dell’appartamento con candeggina. Il cadavere di Mario, inoltre, presentava ferite incompatibili con un gesto autoinflitto, abbondante sangue e altre anomalie che mettono in dubbio l’ipotesi del suicidio.
A quasi cinque anni dalla morte, familiari e amici continuano a chiedere verità e giustizia, anche attraverso il collettivo «Giustizia per Mario Paciolla». «Mario non si sarebbe mai tolto la vita», ripetono i genitori, Anna e Pino.