Secondo lo studio Rainbow Europe, pubblicato ogni anno da Ilga Europe, organizzazione globale per la difesa dei diritti Lgbt, riconosciuta sia dalla Commissione europea sia dalle Nazioni Unite, l’Italia scivola agli ultimi posti per la garanzia dei diritti delle persone Lgbtqia+, persino dopo l’Ungheria, che ha inserito il divieto di Pride nella Costituzione.

In un contesto in cui il bullismo di Trump contro le persone trans è oltre ogni limite, l’estrema destra avanza e molte grandi aziende hanno eliminato i programmi di Diversity & Inclusion, i passi indietro sono giganteschi. Prima del crollo, negli ultimi anni, pandemia compresa, sembrava che le cose stessero gradualmente progredendo: i problemi per alcuni (spesso dal loro scranno di privilegio) erano gli attivisti performativi oppure il Rainbow washing (che comunque, in un certo senso, faceva arrivare il messaggio anche a chi non l’avrebbe voluto ricevere), mentre si provava a dire a gran voce che serviva (e serve più che mai) una legge contro l’omolesbobitrasfobia.

Tra le proposte più note ricordiamo il Ddl Zan, non passato al Senato nel 2021 durante il governo Draghi; la proposta di Ivan Scalfarotto (2013) rimasta parcheggiata come un’auto blu dopo l’approvazione in Commissione Giustizia; e quella di Paola Concia, rimbalzata per ben due volte non appena approdata alla Camera. Ma ora che le aggressioni in Italia hanno “un'impennata senza precedenti” e i diritti sono in pericolo, non litighiamo per la forma delle cose («Eh ma con tutte queste sigle, asterischi», etc) ma andiamo dritti alla sostanza: sostenere le diversità è un dovere, stigmatizzarle un grande atto di cattiveria di chi prevarica dalla maggioranza.

La comunità, a partire dai Pride a cui tutti possono partecipare, è sempre stata accogliente: quella “a” nella sigla Lgbtqia+ significa “asexual” ma volendo anche “alleati”, ovvero persone che sostengono la causa. Facciamo squadra, a scuola, per strada, nelle conversazioni da bar, ovunque, facciamo sentire. Mostriamo, ancora una volta, che la società civile è più avanti di così.
«Vennero a prendere me e c’eravamo tuttə!», recita il claim della manifestazione che si terrà a Roma oggi.