È partita il 5 maggio la raccolta firme promossa dal comitato Uguali! per un referendum abrogativo che punta a modificare la normativa vigente sulle unioni civili in Italia, con l’obiettivo dichiarato di estendere alle coppie LGBTQIA+ i diritti oggi riservati al matrimonio. L’iniziativa, che si inserisce nel dibattito su un eventuale riconoscimento del matrimonio egualitario, ha suscitato tuttavia reazioni contrastanti da parte di esperti e attivisti. Il comitato promotore, vicino alla formazione politica Volt Italia, propone di intervenire sulla legge n.76 del 2016, nota come legge Cirinnà, eliminando alcune disposizioni che distinguono le unioni civili dal matrimonio. Secondo i promotori, la modifica consentirebbe di «eliminare le disparità» tra le due forme di riconoscimento giuridico, rendendo effettivamente equiparabili i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle coppie eterosessuali.
Tra le modifiche previste figurano l’estensione dell’adozione congiunta e della stepchild adoption, attualmente non garantite alle coppie unite civilmente. Viene inoltre proposta la revisione dell’articolo 22 della legge, che prevede lo scioglimento automatico dell’unione civile in caso di decesso di uno dei partner, e l’abrogazione del comma che disciplina lo scioglimento dell’unione in caso di rettifica di attribuzione di sesso. La raccolta firme, che durerà fino al 3 agosto 2025, può essere sottoscritta digitalmente tramite SPID o CIE sul portale del Ministero della Giustizia, oppure fisicamente nei banchetti allestiti in varie città.
Nonostante l’intento dichiarato, la proposta ha sollevato perplessità da parte di alcune realtà della comunità LGBTQIA+. Rete Lenford, associazione di giuristi attivi nella tutela dei diritti civili, ha messo in guardia sui propri canali social sull’effettiva portata dell’iniziativa. Secondo il gruppo, anche in caso di approvazione popolare, il referendum non introdurrebbe il matrimonio per le coppie omosessuali, ma si limiterebbe a modificare le unioni civili esistenti, lasciando immutata la loro natura giuridica. Il dibattito rimane aperto, mentre si attende di conoscere se la Corte costituzionale giudicherà ammissibile il quesito referendario una volta conclusa la fase di raccolta firme.