La Ong tedesca SOS Humanity ha pubblicato il rapporto Borders of (In)humanity, un documento di 40 pagine che getta luce sulle sistematiche violazioni dei diritti umani ai danni delle persone migranti in fuga da Libia e Tunisia, raccolte attraverso le testimonianze di 64 sopravvissuti soccorsi tra il 2022 e il 2024 dalla nave Humanity I. Un atto d’accusa diretto contro le politiche migratorie europee che, tramite il finanziamento degli apparati di sicurezza nordafricani, alimentano violenze e abusi in nome del “controllo delle frontiere”.

Le testimonianze raccontano un quadro inquietante di discriminazioni razziste, condizioni di schiavitù, torture, violenze fisiche e sessuali. Molti dei sopravvissuti riferiscono di essere stati detenuti nei centri libici, dove avrebbero assistito a esecuzioni sommarie, subito malnutrizione, condizioni igieniche disumane, assenza di cure mediche e abusi sistematici da parte delle milizie. Secondo il rapporto, negli ultimi dieci anni l’Unione Europea ha speso almeno 242 milioni di euro per rafforzare le capacità delle cosiddette guardie costiere libiche e tunisine. Apparati che si sono resi responsabili di pestaggi, respingimenti illegali, spari su imbarcazioni di migranti, stupri e torture.

La strategia dell’esternalizzazione delle frontiere si è tradotta in una vera e propria macchina di repressione, con il sostegno diretto dell’Europa e dei suoi Stati membri.«Ho preferito uccidermi in quest’acqua piuttosto che restare in Libia», racconta Sekou. «Perché lì non c’è pace, non c’è rispetto dei diritti umani, né libertà mentale. La Libia è come l’inferno».

Jamaal denuncia un sistema criminale sostenuto dall’impunità: «Chiunque in Libia vede un siriano per strada, lo rapisce e chiede un riscatto. Il riscatto minimo era tra 1.000 e 5.000 dinari. La Libia è un luogo dove le persone vengono vendute, come nel traffico di esseri umani».

Jamaal ricorda anche che: «Regolarmente, gli uomini venivano picchiati con tubi e bastoni, anche a terra. Ho visto un ragazzo che ha perso un occhio per le botte». Altri, come Mohamed e Abdul, parlano delle condizioni disumane nei centri di detenzione: «Avevamo un piatto di pasta per una dozzina di persone. Tutti erano affamati. Se qualcuno chiedeva medicine, arrivavano con le armi e ti picchiavano». Questi racconti compongono un mosaico di orrore sistematico, avallato – secondo il report – dal silenzio e dalla complicità delle istituzioni europee. L’UE ha continuato a finanziare le forze responsabili di queste violazioni, arrivando persino a sostenere la creazione di aree SAR (Search and Rescue), nonostante l’incapacità documentata di garantire salvataggi sicuri. Till Rummenhohl, direttore generale di SOS Humanity, ha lanciato un appello durante la conferenza stampa: «Non ci deve essere alcun sostegno tedesco per l'esternalizzazione della protezione delle frontiere o della ricerca e del soccorso se i diritti fondamentali sono dimenticati. L'Europa non deve più stare a guardare mentre le persone muoiono nel Mediterraneo».

La situazione potrebbe peggiorare con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, previsto per il 2026. Con l’introduzione di procedure accelerate di frontiera e rimpatri più facili, le tutele per chi fugge da persecuzioni e guerre si ridurranno ancora. Il messaggio di SOS Humanity è chiaro: finché l’UE continuerà a delegare la gestione delle sue frontiere a regimi che violano sistematicamente i diritti umani, sarà complice dei crimini commessi.