Il Decreto Sicurezza ha segnato una svolta drammatica per il settore della cannabis light in Italia, imponendo il divieto assoluto di lavorazione, commercializzazione e importazione della canapa con THC inferiore allo 0,5% – dunque, senza effetto drogante. Questo ha di fatto cancellato un comparto legale, che vale 2 miliardi di euro, mettendo a rischio oltre 3.000 imprese e 22.000 posti di lavoro. Le vittime principali sono piccole imprese locali, attività giovanili under 35 e professionisti altamente specializzati.

Durante una conferenza stampa del 22 aprile alla Camera dei Deputati, Mattia Cusani, presidente di Canapa Sativa Italia, ha espresso la frustrazione di un settore che si sente ignorato e tradito dalle istituzioni. «Si è parlato tanto di salute pubblica, ma quali sono le prove?», ha chiesto. «In otto anni di attività non c’è mai stato un incidente stradale legato all’uso responsabile di infiorescenze light, vendute legalmente da chi ha rispettato la legge».

Il presidente ha sottolineato che il decreto mette in serio pericolo migliaia di lavoratori e piccoli imprenditori, che hanno il loro reddito principale derivante dalle infiorescenze di canapa. «Questo è un settore che coinvolge florovivaisti, biologi, agronomi e lavoratori altamente specializzati, con competenze trasversali. Parliamo di 2 miliardi di euro che rimangono nelle mani delle piccole realtà locali, dei negozi di vicinato, dei supermercati e dei lavoratori italiani, non delle multinazionali».

Il provvedimento italiano va contro le indicazioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che già nell’ottobre 2024 ha ribadito che non è possibile vietare prodotti a base di canapa industriale senza prove scientifiche. Per questo motivo, le associazioni hanno annunciato ricorsi e chiedono un intervento prima della conversione in legge del decreto. Un settore legale, costruito su competenze e su cui giovani italiani hanno investito, rischia di scomparire definitivamente.