«Tutti gli stagisti dovranno essere retribuiti e valorizzati: basta abusi»
A giugno 2023 il Parlamento UE adottò una risoluzione per chiedere l’introduzione di misure necessarie a tutelare i tirocinanti del continente. A partire da una retribuzione certa, dato che su oltre 4 milioni di giovani stagisti europei circa il 60% lo fa gratuitamente. Nel frattempo ci sono state le elezioni, e sono serviti diversi mesi di trattative per far ripartire l’iter legislativo. Martedì 8 aprile c’è stato un passo in avanti: in Commissione Cultura è stato approvato il parere sulla direttiva che mette per iscritto le basi su cui dovrebbe essere plasmata la nuova normativa. I criteri sono stati specificati dal relatore Nicola Zingaretti (PD) in una nota. «Gli stage dovranno essere regolati da un contratto scritto e retribuito, avere una durata definita, contenuti formativi concreti e una coerenza reale tra le mansioni svolte e il percorso di formazione», spiega il Capodelegazione dem al PE. «Vogliamo che vengano riconosciute le competenze acquisite e che i diritti di tirocinanti e datori di lavoro siano esplicitamente tutelati». Benedetta Scuderi, eurodeputata dei Verdi e relatrice ombra del testo, sottolinea anche l’importanza del voto in Commissione per indirizzare l’elaborazione di norme specifiche che difenderanno «un tirocinio vero e di qualità da pratiche fraudolente e abusive».
L’obiettivo finale è approvare la direttiva che vuole combattere i tirocini non retribuiti e favorire una formazione che sia davvero di qualità. La proposta della Commissione, svelata a poche settimane dal voto di giugno 2024, si basa sul principio che un tirocinante è a tutti gli effetti un lavoratore, con tutti i diritti che ne conseguono: rappresentanza sindacale, tutele e soprattutto una retribuzione degna. In questa direzione va il voto di martedì, ma mancano però ancora molti passaggi tecnici e politici. Intanto i punti fissati dalla Commissione Cultura serviranno a orientare la posizione della Commissione per l’Occupazione e gli Affari sociali (Empl), che nelle prossime settimane voterà in prima battuta la direttiva. Poi, in estate è atteso il via libera dell’Aula. Solo allora potranno iniziare le trattative con i Paesi membri, riuniti nel Consiglio dell’Unione Europea. E proprio qui pare che si incontreranno gli ostacoli maggiori. Finora i 27 non hanno trovato un accordo sulla direttiva, che non sembra una priorità per nessuno. Neanche per il Governo Meloni.