Quante di noi dovranno ancora morire, prima che la politica capisca che inasprire le pene non basta?
di Melissa AgliettiSara Campanella è stata accoltellata in strada da un suo collega di università, che, secondo il procuratore di Messina, Antonio D’Amato, da due anni, le rivolgeva attenzioni «insistenti e reiterate». Aveva 22 anni e il suo è il decimo femminicidio da inizio anno, stando ai dati raccolti dall’Osservatorio femminicidi. Una drammatica statistica che rischiamo di dover aggiornare ulteriormente in queste ore, dopo il ritrovamento del cadavere di un'altra studentessa, Ilaria Sula, uccisa a coltellate. Al momento per il suo omicidio risulta fermato il suo ex. «Sara aveva paura di essere seguita da lui — racconta una studentessa che la conosceva— mi risulta che poco dopo essere uscita dal Policlinico, per la lezione del pomeriggio, aveva mandato un vocale a un’amica. Per dirle: “Sono sicura che lui mi sta seguendo”». Le reazioni politiche, da sinistra a destra, convergono su un punto: bisogna agire sul piano culturale. Per farlo, quindi, non può bastare l’aspetto repressivo introdotto con il reato di femminicidio.
«Per Sara, per tutte: sorella mia distruggi tutto», il presidio di Non una di meno a Messina
Eppure, a inizio marzo, la ministra della Famiglia Eugenia Roccella aveva detto che non ci sarebbe una correlazione tra l'introduzione dell'educazione sessuale a scuola e i femminicidi e la dimostrazione sarebbe che in Svezia - dove l’educazione sessoaffettiva è stata introdotta da decenni - si registrano più casi di violenza che in Italia, secondo un fenomeno conosciuto con il nome di “paradosso nordico”. Al di là di quello che fotografano i dati nei vari Paesi europei, l’unica certezza che abbiamo è che viviamo ancora in una cultura profondamente machista e che questo riguarda tutta l’Europa. Per questo, secondo alcune correnti femministe, è necessario «un cambio di civiltà a partire dai contesti in cui si vive quotidianamente» che non può essere ottenuto solo con un inasprimento delle pene, come dimostrato dagli ultimi fatti di cronaca. Una prospettiva promossa anche dall'Unesco, secondo cui i giovani più sono informati più tendono a essere educati a rispetto e consenso, riducendo il rischio di violenza, sfruttamento e abusi sessuali.
La passeggiata rumorosa a Roma per Sara Campanella e Ilaria Sula, vittime di femminicidio
Quante di noi ancora dovranno uscire di casa la sera con le chiavi in mano per essere pronte in caso di aggressione? Quante dovranno faticare per essere credute? Quante invece dovranno essere ammazzate dal «bravo ragazzo» di turno, dal marito «che era un gran lavoratore»? Se continueremo a mettere la legge davanti alla cultura e al ripensamento delle dinamiche di potere nella nostra società rassegniamoci a fare ogni giorno la conta delle vittime.