Tre persone morte sul lavoro in un giorno sono diventate la normalità
Tre morti sul lavoro in un giorno. Dal nord al sud, giovani e adulti. Martedì 25 marzo è stata una giornata drammatica per quella che è ormai diventata, purtroppo, una strage ordinaria e quotidiana. Daniel Tafa di Vajont, che aveva appena compiuto 22 anni, lavorava alla Stm di Maniago, azienda specializzata nello stampaggio a caldo di ingranaggi industriali. La scheggia incandescente di un ingranaggio lo ha colpito a morte perforandogli un polmone. Il turno notturno era appena iniziato. Poche ore prima aveva festeggiato il compleanno con la sua famiglia mangiando una torta. La festa con gli amici, organizzata per il weekend a venire, non si farà più.
Daniel è solo il primo. Mezz’ora dopo Nicola Sicignano, 50 anni, due figli, ha perso la vita «incastrato nel nastro trasportatore», stritolato dal macchinario con cui era costretto a passare le giornate. Viveva a Gragnano con la sua famiglia, ed era impiegato nell'azienda di smaltimento rifiuti "SB Ecology" di Sant'Antonio Abate (Napoli). Più tardi la stessa fine è toccata a Umberto Rosito, 38 anni, padre di una bambina. Lavorava come manutentore delle autostrade. Stava mettendo la segnaletica sulla carreggiata dell'Autosole, altezza Orvieto, quando è stato investito da un tir. Era partito all’alba da Terni, dove viveva, per raggiungere il luogo di lavoro.
Nel 2024 i morti sul lavoro in Italia sono stati 1090, sei in più dell'anno prima. Alla fine di gennaio 2025 se ne contavano già sessanta, il 33,3% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Fa impressione pensare che almeno tre persone muoiono sul lavoro ogni giorno in Italia. Più che di emergenza, parliamo di un problema strutturale che però non fa più notizia. Oggi ricordiamo Daniel Nicola e Umberto, perché dietro ai dati asettici e crudi ci sono sempre vite spezzate e famiglie in lutto per la più assurda delle morti.