La Festa del Papà non è solo un momento per celebrare il ruolo paterno, ma anche un’occasione per riflettere sull’importanza di una genitorialità condivisa, soprattutto quando si tratta di proteggere i figli nell'era digitale. Il fenomeno dello sharenting — la pratica di condividere immagini e storie dei propri figli sui social media — è diventato ormai parte della quotidianità di molte famiglie. Tuttavia, il dibattito pubblico si concentra spesso sulle madri, trascurando il fatto che anche i padri hanno una responsabilità fondamentale in questo scenario.

Con la crescita del mercato degli influencer e la diffusione capillare dei social network, sempre più genitori pubblicano contenuti che ritraggono i loro bambini. Secondo uno studio di Security.org, ben il 77% dei genitori statunitensi condivide regolarmente foto e video dei figli. Eppure, dietro a questa apparente innocenza si nascondono rischi importanti che troppo spesso vengono sottovalutati.

Il punto centrale è che i bambini, per definizione, non possono dare un consenso consapevole alla pubblicazione della loro immagine. La responsabilità di tutelare la loro privacy ricade quindi sui genitori. Le conseguenze di una condivisione inconsapevole possono essere gravi e durature: le immagini potrebbero finire in mani sbagliate, essere sfruttate per scopi illeciti o, nei casi peggiori, inserite in circuiti criminali. Inoltre, l’esposizione pubblica precoce può esporre i bambini a episodi di bullismo o a ripercussioni psicologiche, creando un’impronta digitale indelebile che li accompagnerà per tutta la vita.

C’è poi un altro aspetto, più sottile ma altrettanto pericoloso: il modo in cui parliamo di sharenting. Spesso il discorso pubblico — anche in modo involontario — carica le madri di una responsabilità sproporzionata, alimentando vecchi stereotipi di genere. La realtà è diversa: la protezione dei figli, sia nella vita reale che in quella digitale, deve essere una responsabilità condivisa tra entrambi i genitori. Esattamente come accade per la cura quotidiana e per la gestione della casa, anche la tutela della privacy online non ha e non deve avere un solo volto.

Per ridurre i rischi, è importante adottare strategie consapevoli. I genitori possono scegliere di rendere irriconoscibili i volti dei bambini nelle foto, magari coprendoli con un’emoji o sfocandoli tramite programmi di grafica. È possibile limitare la visibilità dei contenuti, riservandoli a una cerchia ristretta di amici e parenti fidati. Ancora meglio sarebbe evitare del tutto di creare profili social dedicati ai minori, per non trasformarli in protagonisti inconsapevoli della loro stessa narrazione pubblica. Infine, è essenziale comprendere a fondo le informative sulla privacy delle piattaforme utilizzate, per sapere dove finiscono realmente i dati condivisi.

Mentre le famiglie cercano di orientarsi in questo scenario complesso, il quadro legislativo italiano resta ancora incerto. Negli ultimi mesi sono stati presentati diversi Disegni di legge in Parlamento per regolamentare la questione e proteggere i diritti digitali dei minori, ma le tempistiche per una loro approvazione non sono ancora chiare.

La Festa del Papà, quindi, diventa un’occasione per guardare oltre i tradizionali festeggiamenti e riflettere sul ruolo attivo e paritario che i papà — insieme alle mamme — devono assumere per proteggere i propri figli. La sicurezza e la privacy dei bambini non sono una questione di genere, ma una responsabilità condivisa che richiede consapevolezza e impegno da parte di entrambi i genitori.