Il piano alloggi per gli studenti è un fallimento: solo 11mila posti su 60mila promessi
L’Unione degli Universitari (Udu) ha presentato ieri alla Camera un report che lancia un allarme chiaro: il piano per la realizzazione di 60mila nuovi posti letto per studenti entro il 2026 è lontano dall’obiettivo. Ad oggi, infatti, sono stati completati solo 11.623 posti, una cifra che rappresenta appena il 20% del target fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Sono «numeri drammatici», quelli esposti dall’Udu, che evidenziano non solo il grave ritardo accumulato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, ma anche una distribuzione territoriale squilibrata e una gestione delle risorse che favorisce i privati a discapito delle istituzioni pubbliche.
Secondo Damiano Di Giovanni, responsabile della questione abitativa per l’Udu, la copertura della domanda di alloggi universitari è attualmente ferma al 5%, e con il Pnrr aumenterà di un misero 0,5%. «Ci stanno prendendo in giro», ha dichiarato, sottolineando come il piano predisposto dalla ministra Anna Maria Bernini sia un fallimento. «L’Italia rischia di dover restituire i finanziamenti che non riesce ad investire, a danno di tutta la comunità studentesca, uno schiaffo davanti ad un caro affitti che solo negli ultimi tre anni è cresciuto del 38%».
Mentre il piano per gli alloggi pubblici arranca, il caro affitti continua a pesare sulle spalle degli studenti fuorisede, il cui numero si aggira intorno ai 900mila. Negli ultimi tre anni il costo di una stanza singola è aumentato del 38%, e nelle grandi città gli studenti si trovano sempre più spesso costretti a soluzioni precarie e fuori mercato.
L’Udu denuncia che il bando per l’housing universitario è stato impostato in modo da favorire soggetti privati. Infatti, nonostante l’ampliamento dei soggetti ammissibili ai finanziamenti, le domande di partecipazione da parte di enti pubblici come comuni e università sono state appena nove. Questo significa che il 75% delle risorse stanziate dal Pnrr finirà nelle mani di enti e fondazioni che, senza vincoli adeguati, potranno adeguare i prezzi degli alloggi agli standard di mercato, rendendoli inaccessibili a molti studenti.
Un altro punto critico messo in luce dal report riguarda la distribuzione territoriale dei posti letto autorizzati: Roma, Milano, Napoli, Venezia, Parma, Enna e L’Aquila hanno ottenuto la metà dei finanziamenti, mentre numerose sedi universitarie storiche come Perugia, Chieti, Lecce, Genova, Firenze, Pisa e Siena sono state completamente escluse. Intere regioni, tra cui Basilicata, Marche, Toscana e Trentino Alto Adige, non hanno ricevuto alcun finanziamento.
L’assenza di una strategia chiara, secondo l’Udu, ha portato a una distribuzione dei fondi che sembra quasi casuale, piuttosto che mirata a risolvere le reali necessità del sistema universitario italiano.
«Ci eravamo mossi per tempo per chiedere maggiore attenzione per gli investimenti in alloggi pubblici – afferma Alessandro Bruscella, Coordinatore nazionale dell’Udu –. Era necessario approvare il nostro emendamento salva Pnrr che il governo ha bocciato, chiedevamo maggiori risorse per facilitare la partecipazione degli enti pubblici e garantire una reale accessibilità di questi posti letto».
Per gli studenti e le associazioni che da anni denunciano il problema della carenza di alloggi pubblici, la situazione è chiara: il diritto allo studio non è stato garantito, e il piano del governo Meloni rischia di trasformarsi in un boomerang, con fondi pubblici dirottati verso il settore privato senza alcuna garanzia di accessibilità per chi ne ha davvero bisogno.
«La Ministra Bernini dovrà assumersi la responsabilità politica di questo fallimento, insieme al governo. Non solo l’obiettivo è lontano dall’essere raggiunto, ma l’emergenza abitativa studentesca è rimasta irrisolta», conclude Bruscella.