È difficile non notare i cartelli affissi sui muri di Sarajevo. Paznja, fasada se obrusava - Attenzione, la facciata sta crollando a pezzi. Sono il lascito degli anni di assedio (1992 -1996) durante il conflitto degli anni Novanta; trent’anni dopo gli edifici ancora ricordano le granate e le raffiche dei cecchini contro i civili. A fronte del vuoto istituzionale, a riqualificare ci pensa il festival internazionale di murales FASADA (facciata), lanciato nel 2021 dall’associazione non governativa Obojena Klapa. Quella di FASADA è una nuova metodologia di trasformazione urbana dal basso: convertendo le aree trascurate in una galleria a cielo aperto, si riappropria degli spazi pubblici. «Un conto è vivere a Milano o Ravenna e un altro è vivere a Gorazde o Sarajevo. Quando vivi in un ambiente degradato, dove gli edifici sono in frantumi e le facciate forate dai proiettili, non puoi stare bene: nessuno vuole davvero ricordare la guerra. Se l’ambiente circostante invece, è piacevole, pulito, sicuro, anche le condizioni di vita migliorano», racconta a VD News Benjamin Čengić, direttore creativo del festival.

Ogni anno artiste e artisti, volati da ogni lato del globo, imbracciano pennelli e vernici per ricucire una nuova Sarajevo. Nonostante le grandi difficoltà per ricevere i permessi alla modifica dell’assetto urbano, ogni edizione Obojena Klapa seleziona un quartiere diverso, così da decentralizzare l’offerta culturale e raggiungere anche le aree più periferiche. Nel 2023 Višnjik (Centar), dove l’artista basca Mandioh ha dipinto una sirena sott’acqua alla ricerca della sua libertà. Nel 2024 a Bistrik (Stari Grad) sono comparsi nove murales in mezzo agli alti palazzi brutalisti, tra cui la coloratissima opera astratta della street artist uruguayana Nulo. Nel 2025 è stata la volta di Mejtaš (Stari Grad), mentre per il 2026 toccherà alla municipalità di Novo Sarajevo, figlia della grande espansione degli anni ‘60 e ‘70. In totale sono quarantaquattro i murales di FASADA Festival, a cui si aggiungeranno quelli degli otto artisti internazionali dell’edizione 2026, tema: l’astrazione dei paesaggi. L’altro progetto di Obojena Klapa è la Galleria Manifesto che durante il festival diventa l’hub principale per le attività off painting: mostre d’arte, dj-set, incontri.

La preparazione della tela, per quanto necessaria allo sviluppo della parte creativa, ha una forte valenza sociale e politica, rivolta alla collettività e alle sue istanze. Grazie a bandi pubblici per le attività culturali e ad autofinanziamenti, le facciate vengono rinnovate e isolate termicamente, così da evitare la dispersione del calore prodotto dal riscaldamento domestico durante i rigidi inverni dei Balcani. «Nel 2023 abbiamo avuto a che fare con un edificio - ricorda Čengić - in cui c’era ancora un buco di un metro e mezzo di diametro, causato da una granata. Gli inquilini non avevano potuto riparare bene il danno e si vedevano i mattoni. Ogni anno riceviamo richieste di aiuto, perché tutto ciò significa anche bollette più alte». Gran parte delle abitazioni, anche a causa dell’utilizzo di materiali a

combustione inefficiente o altamente inquinante, emette quantità eccessive di PM2,5, al punto che Sarajevo è più volte risultata tra le dieci città più inquinate al mondo, vicina a Delhi, Dhaka, Il Cairo.

Nella Sarajevo spoglia di viali alberati, nonostante le rigogliose montagne che la costeggiano, per FASADA la questione ambientale si interseca a quella sociale: case integre sono necessarie per vivere, ma anche per tutelare un ecosistema già compromesso. L’ambiente è uno dei pilastri su cui poggia il festival, il punto di arrivo ma anche quello di partenza. I soggetti dei murales sono spesso animali e piante, al tempo stesso i materiali utilizzati per dipingerli cercano di salvaguardare la città: nella prima edizione del festival sono state utilizzate da tutti gli artisti vernici in grado di purificare l’aria.

Ospite dell’edizione 2026 è Giulio Vesprini, urban artist e archigraphic, che mette in luce tutte le sfaccettature della rigenerazione urbana figlia della street art: «in Italia a volte viene utilizzata dalla politica come mero decoro per addolcire contesti complessi che hanno bisogno di altro. FASADA compie l’azione opposta e restituisce all'arte pubblica il suo valore originario». Non si tratta di dipingere e riparare un edificio crivellato, ma di rendere quello spazio realmente pubblico. Gli artisti portano il proprio stile senza corrompere le linee urbane e naturali della capitale. Vesprini realizzerà "G100-Defend", «un’opera che intende l'intervento artistico come una vera e propria forma di difesa naturale del territorio», così da fondere l’edificio con il paesaggio circostante e ricordare alla comunità quanto spazio e identità siano connessi.