Il Padiglione dell’Austria sta ospitando l’installazione più discussa e fotografata della Biennale d'Arte 2026. L’opera, intitolata Seaworld Venice e firmata dall’artista quarantenne Florentina Holzinger, ha generato lunghe code ai Giardini e una vasta attenzione sui social media, innescando al contempo un acceso dibattito sui limiti della rappresentazione del corpo e sulla censura digitale. L’elemento di maggiore impatto visivo si svolge all’esterno del padiglione. Con cadenza oraria, una performer nuda si arrampica su una corda per posizionarsi all’interno di una grande campana metallica. Appesa a testa in giù, la donna funge da batacchio umano, colpendo le pareti di metallo per produrre il suono del rintocco.

La scena, che richiama una dimensione di esecuzione pubblica, è parte di una più ampia indagine dell’artista sul rapporto tra corpo femminile e istituzioni. Holzinger ha precisato che attraverso l'uso della campana intende riflettere sulla Chiesa e, nello specifico, sull’autorità e sul «patriarcato che abusano dei corpi femminili». All'interno, il padiglione è stato trasformato in una sorta di parco tematico acquatico e terminale di scarico. Il progetto affronta i temi della crisi climatica, dell'innalzamento dei mari e del turismo di massa attraverso un complesso sistema di filtraggio. L'acqua presente nelle vasche è infatti il risultato della depurazione delle urine prodotte dai visitatori nei bagni chimici allestiti presso la struttura.
Un testo che accompagna l'opera recita: «I live in your piss. Whose wet dream is this?» (Vivo nella vostra urina. Di chi è questo sogno erotico?). Tra le azioni performative interne si segnalano una donna nuda immersa in una vasca che respira tramite un boccaglio, una performer a bordo di una moto d'acqua e una rivisitazione della deposizione di Cristo eseguita su quella che l'artista definisce una «gigantesca banderuola segnavento». «La più radicale artista d’Europa». Così Die Zeit ha definito Florentina Holzinger, al centro dell’attenzione alla Biennale d’Arte 2026 con il Padiglione dell’Austria – trasformato in uno degli spazi più visitati e discussi dell’edizione.

Con Seaworld Venice, l’artista costruisce un’installazione che mescola performance, ambienti immersivi e immagini forti, attirando pubblico e reazioni molto polarizzate. Il lavoro mette al centro il corpo e la sua esposizione, intrecciandolo con temi ambientali come la gestione dell’acqua, la crisi climatica e il rapporto tra consumo e scarto. Tra elementi scenici e azioni dal vivo, il padiglione alterna registri diversi: dall’estetica del parco tematico a riferimenti religiosi, fino a dispositivi che coinvolgono direttamente lo spettatore.

La curatrice, Nora-Swantje Almes, ha difeso la natura provocatoria del progetto: «Io penso all’uso che Florentina fa dello spettacolo come a una porta d’accesso. Le sue opere hanno molti livelli e lo shock è il primo, è messo lì per farti guardare. [...] Quello è il momento in cui il suo lavoro ti adesca. Ma poi ovviamente ci sono molti altri livelli meno superficiali, e anzi c’è grande profondità nei temi che tratta». Il successo virale della mostra è stato tuttavia ostacolato dalle politiche di moderazione dei contenuti dei social media. L’account Instagram ufficiale di Florentina Holzinger è stato temporaneamente sospeso, presumibilmente per la violazione delle linee guida sulla nudità femminile – nonostante la natura artistica del contenuto. Dopo la chiusura della Biennale, l'installazione Seaworld Venice verrà riadattata per essere ospitata negli spazi del Gropius Bau di Berlino.