Il suo sguardo, limpido e severo, ha sempre saputo cogliere le contraddizioni del nostro tempo. E quando, nel 2013, Gianni Berengo Gardin decise di puntare l’obiettivo contro le gigantesche navi da crociera che attraversavano quotidianamente la laguna di Venezia, lo fece da cittadino prima che da fotografo.

 

Nato a Santa Margherita Ligure, Berengo Gardin ha sempre avuto un legame profondo con Venezia, città d’origine della sua famiglia e luogo eletto del cuore. Iniziò a fotografarla nel 1954, da fotoamatore, per poi tornare infinite volte, anche da professionista. Ma quello che vide nei primi anni del nuovo millennio lo colpì come un pugno nello stomaco: navi lunghe due volte Piazza San Marco e alte quanto – o più – del Palazzo Ducale, lente e ingombranti nel Canale della Giudecca, attraversavano con la loro massa irreale una tra le città più belle (e fragili) al mondo.

 

«Sono rimasto scioccato, e non solo dalle dimensioni», raccontava in un’intervista rilasciata a Il Fotografo. «Lo stupore si è trasformato in sdegno e incredulità».

 

Da lì nacque un reportage. Per due settimane Gianni si svegliava alle cinque del mattino, appostandosi nei punti strategici della città, attendendo ore nel freddo e nella pioggia il passaggio delle “navi mostro”. Con un 50 o al massimo un 80mm, e rigorosamente in bianco e nero, perché – come diceva – «dà quello scarto, rispetto alla visione naturale, che costringe a guardare meglio».

 

Se pensiamo all’emergenza che oggi vivono (tutte) le città di interesse turistico, le immagini di Berengo Gardin sembrano un presagio di decadenza: un patrimonio collettivo ridotto – per gli interessi economici di cui solo una minoranza può beneficiare – a sfondo decorativo per un turismo di massa che, per ironia della sorte, rischia di distruggere proprio ciò che attira. «Questi grattacieli orizzontali – diceva – creano onde e correnti che logorano le fondamenta della città, inquinano, e mettono in pericolo monumenti unici al mondo».

 

Dietro quel lavoro non c’era alcuna committenza, ma solo la volontà di documentare e denunciare. «Ho fatto un reportage schierato», affermava con fierezza, «mosso solo dalla volontà di mostrare l’insensatezza di uno spettacolo che può mettere a repentaglio una città».

 

Malgrado, come afferma Alex Giuzio nel suo reportage su Altrəconomia, «le grandi navi non se ne sono mai andate», (dopo uno stop all’attracco imposto dal Governo Draghi nel 2021, l’Autorità portuale sta costruendo due canali per aumentare il turismo crocieristico), con le sue fotografie Gianni Berengo Gardin ha dato una voce potente ai movimenti “No Grandi Navi”, ha costretto l’opinione pubblica a guardare, a non voltarsi dall’altra parte. E ha ricordato, ancora una volta, che la fotografia può essere molto più di una forma d’arte.