Non sappiamo cosa avrebbe pensato Alessandro Leogrande della decisione della Cassazione che ha confermato la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto per i pericoli gravi per la salute e l'ambiente. Sicuramente avrebbe dato una direzione al dibattito, necessario, su quale futuro aspetta la gente di Taranto.

La città è stata legata per 60 anni a questa fabbrica siderurgica, tra le più importanti in Europa. Un sito strategico per il Paese intero, che era l’orgoglio del Sud industriale. Ma il prezzo è stato pagato da chi ci lavorava e ci viveva accanto: generazioni obbligate dal ricatto occupazionale a mandare avanti una macchina che, nel frattempo, inquinava la loro terra. Le ciminiere che da sessant’anni disegnano l’orizzonte di Taranto, nel tempo ne hanno definito anche l’orizzonte di possibilità. Un grande fallimento umano e politico che Leogrande, morto nel 2017 a soli 40 anni, ha passato una vita a denunciare.

L’intellettuale tarantino ha raccontato questa parabola in “Fumo sulla città”, libro pubblicato per la prima volta nel 2013 da Fandango. Lo ricorda in un articolo su Avvenire Paolo Alfieri: «C’era il populismo della politica e c’erano i potentati economici, abili nel far passare il proprio interesse per il benessere di tutti. C’era, soprattutto, una fabbrica che non si limitava ad affiancarsi alla città, ma la subordinava riscrivendone i tempi, gli spazi e il destino economico, sociale e ambientale».

Quando morì, Alessandro era da tempo pessimista sul futuro della città. Salvatore Romeo, che ne ha curato la raccolta di scritti, all’epoca avvertiva: «Se con Alessandro vivo e attivo era già difficile far circolare qualche idea a Taranto (e su Taranto), ora la sfida diventa quasi impossibile». Ma c’è un prima e un dopo Alessandro Leogrande. «Ha mostrato a tutti che le mura che sembrano rinchiudere la città e isolarla dal resto del mondo sono inconsistenti», continuava Romeo, invitando la città a proseguire il suo lavoro di riappropriazione politica, dal basso, del futuro di Taranto. Ora servono risposte concrete dalle istituzioni.