A giugno il Senato ha approvato il cosiddetto DDL caccia, che riscrive la legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e le norme per il prelievo venatorio.  Al momento il testo non è ancora legge, ma il percorso è chiaro: meno libertà per tutti, tranne che per i cacciatori. Chi frequenta la montagna sa bene quali sono i rischi che si corrono a trovarsi in un bosco durante la stagione venatoria.

Cacciatori appostati lungo i sentieri, spari ravvicinati, cani sciolti, spesso tenuti in cattive condizioni, sono purtroppo la norma. A volte, mi è addirittura capitato di dover rinunciare a un’escursione perché continuare non era sicuro. In un caso, un gruppo di cacciatori ha bloccato il sentiero che portava in vetta e sono stata costretta a tornare indietro, perché, a loro dire, potevamo certamente proseguire ma «se spariamo poi rischi che ti prendiamo».

Nella stagione venatoria 2024-2025, si sono verificati 62 incidenti venatori, di cui 14 mortali. I feriti totali sono stati 34, di cui 9 erano non-cacciatori. Con il nuovo DDL, la situazione rischia addirittura di peggiorare perché diminuirebbero le finestre temporali in cui frequentare boschi e aree rurali senza incrociare cacciatori.

Secondo l’associazione di categoria delle guide ambientali escursionistiche, l'ampliamento delle zone di caccia e il prolungamento della stagione venatoria aumentano  il rischio di incidenti per gli escursionisti e limitano la libertà di movimento in sicurezza. I boschi, i sentieri, le spiagge e le praterie d'alta quota sono spazi comuni e appartengono a tutti. Per il DDL caccia sono invece di chi ha armi e licenza.

Oggi scade la raccolta firme per due referendum abrogativi sulla caccia. Servono 500 mila firme sottoscrizioni per ciascun quesito: si firma online con SPID o CIE sulla piattaforma del Ministero della Giustizia (firmereferendum.giustizia.it), separatamente per ognuno. Il primo quesito chiede l'abrogazione dell'articolo 19-ter del Codice Penale, la disposizione che esclude la caccia dall'applicazione delle norme penali sul maltrattamento animali. Toglierla significherebbe rendere l'attività venatoria perseguibile come qualsiasi altra forma di violenza sugli animali.

Il secondo interviene invece sull'articolo 842 del Codice Civile, che oggi consente ai cacciatori di accedere ai fondi privati senza il consenso del proprietario, in deroga al diritto di proprietà garantito dall'articolo 42 della Costituzione. I due quesiti arrivano mentre il DDL 1552, che liberalizza ulteriormente la caccia, è in esame alla Camera dopo il via libera del Senato del 23 giugno scorso.