L’Italia torna all’energia nucleare
Dopo quasi quarant’anni, il nucleare torna formalmente nella politica energetica italiana. Ieri il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega sul nucleare sostenibile, già approvata dalla Camera lo scorso giugno. Il voto si è chiuso con 81 favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni. A favore hanno votato i partiti della maggioranza e Azione, mentre Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro; Italia Viva si è astenuta.
La legge delega affida al Governo il compito di costruire, entro dodici mesi dall’entrata in vigore, il nuovo quadro normativo per l’intero ciclo dell’energia nucleare: dalla realizzazione e gestione degli impianti alla sicurezza, dalla gestione dei rifiuti radioattivi al combustibile, fino allo smantellamento delle centrali. Dovranno essere definiti anche i criteri per la localizzazione degli impianti e il sistema delle autorizzazioni.
È il primo passaggio per rendere nuovamente possibile in Italia la produzione di energia atomica. Il Paese aveva abbandonato il nucleare dopo il referendum del 1987, a cui era seguito il progressivo spegnimento delle centrali allora esistenti. L’ultimo reattore, quello di Trino Vercellese, ha cessato definitivamente l’attività nel 1990. Ora si apre la parte più complessa. Il Governo dovrà stabilire quali tecnologie utilizzare, dove costruire gli impianti, come coinvolgere i territori e come gestire i rifiuti radioattivi. Tra le ipotesi discusse negli ultimi anni ci sono anche i piccoli reattori modulari, gli Small Modular Reactors (SMR), che hanno dimensioni e caratteristiche differenti rispetto alle grandi centrali nucleari tradizionali. La legge, però, non individua una tecnologia specifica: saranno i successivi decreti a definire il quadro.
Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, il provvedimento rappresenta una «giornata storica» e il Governo punta ai primi reattori tra il 2033 e il 2034. Anche Giorgia Meloni ha definito il ritorno al nucleare una scelta «coraggiosa e di buon senso», collegandola alla riduzione della dipendenza energetica dall’estero. Le opposizioni contestano invece sia la scelta di tornare all’atomo sia i tempi e i contenuti della delega. Il punto centrale del confronto riguarda anche la distanza tra l’approvazione della legge e la concreta produzione di energia: prima di vedere una nuova centrale bisognerà approvare i decreti attuativi, individuare i siti, completare le procedure autorizzative, finanziare gli impianti e affrontare il problema dei rifiuti radioattivi.