Da settimane cittadini e ambientalisti presidiano il Bosco Ospizio, a Reggio Emilia, per impedire l'avvio dei lavori nell'area verde dove è previsto un nuovo supermercato Conad. La protesta è iniziata il 3 agosto, quando un centinaio di persone ha bloccato l'ingresso della prima ruspa. Nei giorni successivi il presidio è proseguito e il 17 agosto circa 300 manifestanti si sono ritrovati all'alba, dopo la notizia dell'imminente arrivo dei mezzi di cantiere.

L'area interessata misura circa 45mila metri quadrati. Il progetto, frutto di un iter avviato anni fa e acquisito da Conad Centro Nord nel 2015, prevede un supermercato di circa 2.500 metri quadrati, una nuova biblioteca, un polo territoriale e una Casa della salute. Sono previsti anche circa 23mila metri quadrati di parco pubblico, oltre a 10mila metri quadrati destinati a parcheggi, marciapiedi e piste ciclabili.

È proprio sulla trasformazione dell'area che si concentra la protesta di @bosco.ospizio.re. Per i comitati, quella vegetazione spontanea rappresenta ormai un importante polmone verde del quartiere e il progetto rischia di consumare suolo e abbattere alberi in una fase segnata dalla crisi climatica. Gli oppositori non contestano necessariamente la realizzazione dei servizi pubblici, ma chiedono di spostarli e di conservare l'area verde.

Dall'altra parte, Comune e proprietà difendono un intervento che viene presentato come una riqualificazione urbana di un'area abbandonata da circa vent'anni. Il sindaco Marco Massari si è detto disponibile ad ascoltare le ragioni dei manifestanti, ma ha anche ricordato che l'amministrazione deve rispettare gli impegni già riconosciuti. Sul piano giudiziario, a fine luglio il Tar di Parma ha respinto la richiesta di sospensione urgente dei lavori, senza riconoscere nell'area l'esistenza di un “bosco urbano”. I permessi di costruire erano stati rilasciati dal Comune il 13 febbraio 2026. Nel frattempo Conad Centro Nord ha presentato una querela per invasione di area privata e violenza privata, riservandosi di chiedere un risarcimento per i ritardi nell'avvio dei lavori. 

Resta il nodo sollevato dai manifestanti: si può sacrificare un’area verde, anche se non formalmente classificata come bosco, per un progetto urbanistico nato anni fa?