L'Europa è soffocata dall'ennesima ondata di caldo estremo. In Francia si contano già 40 morti per annegamento nei corsi d’acqua non balneabili, utilizzati per trovare refrigerio dalle temperature record – in alcuni casi vicine ai 40 gradi.  

Gli effetti del caldo sono distribuiti in maniera profondamente diseguale. Chi vive in una casa ben isolata, in un quartiere ricco di alberi e con accesso a un impianto di climatizzazione affronta l'emergenza in condizioni molto diverse rispetto a chi vive in un appartamento surriscaldato, in un quartiere densamente cementificato e non può permettersi di tenere acceso un condizionatore per ore. Un’abitudine che – tra l’altro –  aumenta i consumi energetici e contribuisce a riscaldare ulteriormente gli spazi urbani.

Gli studiosi e le organizzazioni ambientaliste parlano sempre più spesso di "cooling poverty", povertà del raffrescamento: l'impossibilità economica o materiale di proteggersi dalle temperature estreme. È proprio su questo tema che Legambiente ha costruito la sua campagna "Che caldo che fa", in collaborazione con Citizen Social Science: le rilevazioni effettuate in diversi quartieri italiani mostrano come le temperature più elevate vengano registrate frequentemente nelle aree periferiche caratterizzate da grandi superfici asfaltate, piazzali, parcheggi e scarsità di alberature. Al contrario, i quartieri con una maggiore presenza di verde urbano risultano significativamente più freschi.

Secondo Legambiente, la differenza tra aree molto cementificate e aree più verdi può superare i due gradi, con effetti importanti sulla salute delle persone esposte. Non è un caso che le zone più vulnerabili al caldo coincidano spesso con quartieri dove si concentrano anche altre fragilità: minore reddito, edilizia più vecchia, minori investimenti pubblici e meno servizi.

Di fronte a temperature sempre più estreme, la risposta non può essere soltanto individuale. I cosiddetti "rifugi climatici" offrono luoghi sicuri dove trascorrere le ore più calde, soprattutto per anziani e persone fragili.  Parallelamente cresce l'attenzione verso interventi strutturali: piantare alberi, installare tetti verdi e depavimentare piazze, come hanno iniziato a fare i comuni di Genova e Reggio Emilia.