Fino a 50 euro per entrare a Venezia in giornata. È la proposta del sindaco Simone Venturini, che vorrebbe aumentare il contributo d’accesso oggi fissato a 5 euro (con prenotazione anticipata) o 10 euro (negli ultimi quattro giorni). L’idea è di portarlo tra i 30 e i 50 euro nelle giornate di massimo afflusso. Per farlo servirà però un confronto con il governo, poiché il tetto massimo deriva da una norma nazionale.

Il ticket, introdotto in via sperimentale nel 2024 per ridurre il turismo mordi-e-fuggi, è stato progressivamente esteso fino a 60 giornate (dal 3 aprile al 26 luglio). L'obbligo scatta solo per chi non pernotta, mentre sono esenti i residenti nel Veneto, i minori di 14 anni e chi soggiorna nelle strutture ricettive, pagando già la tassa di soggiorno.

Il possibile aumento nasce dal fatto che l'attuale ticket si è rivelato un fallimento come deterrente. Nei primi 42 giorni di applicazione sono stati venduti 268 mila biglietti da 10 euro e 245 mila da 5 euro, segno che i visitatori continuano a organizzare il viaggio all’ultimo momento. Da qui la convinzione del Comune che solo un forte rincaro possa funzionare da vero sbarramento.

La proposta ha però scatenato le opposizioni. Nicola Pellicani (Pd) sostiene che il ticket «finora non ha risolto nulla: non gestisce i flussi, non migliora la vivibilità e i costi di gestione azzerano gli incassi». Luana Zanella (Avs) ha attaccato una misura che riflette «l’idea che la destra ha di Venezia», una città dove fare affari e selezionare un turismo più benestante. Di parere opposto gli albergatori, secondo cui una tariffa elevata potrebbe redistribuire le presenze durante l'anno e raccogliere risorse per la manutenzione.

Ridurre il dibattito alle tariffe significa, però, non tenere in conto un punto: il ticket a 50 euro non è una soluzione urbanistica, ma una resa culturale di una città che ha deciso di essere una macchina monoculturale a trazione turistica, trasformando lo spazio pubblico in uno spazio privato a pagamento. Se il diritto di attraversare una città si misura dalla disponibilità economica, significa che quella città è una merce, un lussuoso fondale per selfie ad uso e consumo di chi può permetterselo.