Fa sempre più caldo e no, non è un’impressione
Questo fine settimana in molte città italiane si sono sfiorati i 40 gradi. C’è chi resta in casa in attesa che faccia un po’ più fresco, chi cambia marciapiede per cercare un po’ d’ombra, chi si ferma qualche minuto all’ingresso di un negozio per rinfrescarsi con l’aria condizionata. Secondo le previsioni, questa situazione potrebbe accompagnarci ancora a lungo, almeno fino a luglio, con notti sempre più afose e sempre meno differenza tra il giorno e la notte.
L’ultimo rapporto sul clima pubblicato da Copernicus dice che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente del pianeta. Rispetto all’epoca preindustriale, la temperatura media europea è aumentata di circa 2,5 gradi, molto più di quella globale e della soglia di 1,5 gradi fissata dall’Accordo di Parigi sul clima. Inoltre, l’aumento ha interessato il 95% del continente e in alcune aree è ancora più grave: nelle isole Svalbard, in Norvegia, l’anno scorso si sono toccati i 30 gradi, con un incremento medio di circa 3 gradi.
Anche il mare non è da meno: le temperature superficiali hanno raggiunto livelli record e l’86% delle aree marine europee è stato colpito da ondate di calore severe o estreme. Le conseguenze non riguardano solo il disagio nelle città: più siccità, raccolti a rischio, incendi più frequenti, danni economici crescenti e fenomeni meteorologici estremi.
Di fronte a questo scenario, la risposta non può essere solo emergenziale. Servono innanzitutto politiche serie a livello europeo e globale per la riduzione delle emissioni e piani energetici coerenti con le evidenze scientifiche, in un contesto in cui la crisi climatica viene ancora minimizzata o negata da una parte del dibattito pubblico. Accanto a questo, serve una trasformazione strutturale delle città: rifugi climatici gratuiti durante le ondate di calore, più verde urbano, ombra diffusa e materiali capaci di ridurre l’accumulo di calore.
La vera notizia, forse, non è che fa caldo. È che ogni anno normalizziamo un caldo più estremo. Senza politiche forti di riduzione delle emissioni e senza città ripensate per un clima che cambia, sarà difficile evitare che questa si trasformi in una nuova, pericolosa, normalità.