Non possiamo continuare a delegare la tutela della biodiversità ai cacciatori
di Melissa AgliettiDopo una lunga gestazione, il ddl caccia arriva in Senato. Il testo amplia l'elenco delle specie cacciabili includendo il piccione di città, l'oca selvatica e lo stambecco, e conferma il declassamento del lupo, già previsto dalla versione approvata alla Camera. Uno degli emendamenti, approvati dalle commissioni Ambiente e Industria, definisce la Sardegna «ambito di caccia unico» esteso fino alle coste, con possibilità di caccia collettiva al cinghiale anche su neve.
Come se non bastasse, il testo vieta qualsiasi azione volta a ostacolare l'attività venatoria da parte degli ambientalisti, inclusa la disobbedienza civile non violenta. Intanto, la Commissione europea ha inviato una lettera segnalando possibili incompatibilità con la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli, facendo riferimento in particolare alle deroghe al calendario venatorio e alla possibilità di cacciare oltre la stagione consentita.
L'Italia è già in procedura di infrazione Ue sulla caccia per le deroghe sulle specie protette, l'uso di esche vive e la dispersione di pallini di piombo in zone umide, che espone al rischio di inquinamento delle falde acquifere. Eppure, nonostante tutto, insistiamo a delegare la tutela della fauna e della biodiversità ai cacciatori. Il ministro Lollobrigida ha risposto che il governo non intende fermare i lavori legislativi per «una lettera di un burocrate». Avs e M5S, intanto, annunciano opposizione in aula.
«Nessuno ama il bosco e la natura più del cacciatore», dicono gli enti che difendono la caccia. Cacciare, per loro, significa tenere sotto controllo le specie invasive, tutelare l’agricoltura e l’equilibrio naturale. Ma chi frequenta le montagne lo sa bene: non è raro trovare cartucce - di plastica - lungo i sentieri. Spesso può capitare addirittura di dover tornare alla macchina perché la battuta di caccia in corso è una minaccia alla sicurezza.
La caccia è problematica sul piano etico tanto quanto su quello pragmatico. I cacciatori non sono guardie forestali e l’uccisione degli animali di rado segue criteri selettivi, basati su dati scientifici e su obiettivi precisi. Un vero piano faunistico dovrebbe basarsi su tutela degli habitat, riduzione delle fonti di cibo artificiale, recinzioni, dissuasori e monitoraggio costante delle specie. E soprattutto non dovrebbe essere confuso con il diritto a esercitare una presunta “attività sportiva”.
Molti Paesi hanno già capito da tempo che la convivenza tra specie deve poter essere possibile. E questa non può che passare attraverso attività di monitoraggio, prevenzione dei conflitti, protezioni fisiche e interventi mirati quando servono.